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Cantù Telefonata di una donna a un’anziana di 85 anni: «Mamma ho bisogno di ventimila euro per curarmi». Sotto choc, la vittima la ha poi consegnato i gioielli come acconto. I carabinieri hanno fermato la sospettata a Como
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«Mamma, ho un tumore molto grave e devo essere operata d’urgenza, servono subito 20 mila euro».
È iniziata così, nella giornata di mercoledì, l’ennesima truffa con vittima una anziana, questa volta di 85 anni, residente a Cantù. Un raggiro riuscito, perché la vittima – comprensibilmente spaventata da quella telefonata improvvisa, agghiacciante, che all’apparenza arrivava dall’ospedale di Cantù – non ha perso tempo per cercare di fare il possibile per aiutare la figlia, raccogliendo non i 20 mila euro (che non aveva) ma quello che trovava in casa da consegnare ad un emissario dell’ospedale che avrebbe poi dovuto compiere il delicato intervento.
L’anziana ha così messo in una borsa tutto quello che aveva a disposizione (collane di oro giallo, gemelli di oro bianco, medagliette, un orologio, altri oggetti preziosi) consegnandola poi ad una ragazza che si era presentata in casa poco dopo. Una truffa come purtroppo altre abbiamo raccontato in passato, ma questa volta per fortuna l’epilogo è stato ben diverso perché i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Como avevano notato la ragazza per un atteggiamento sospetto, raggiungere il capoluogo e poi, in piazza Matteotti in un bar con vista lago (vicino alla stazione del treno), incontrarsi con una seconda persona per mostrare quanto aveva ottenuto.
A questo punto, i militari dell’Arma sono usciti allo scoperto per controllare quello che stava accadendo, notando anche un tentativo della sospettata di nascondere la borsa sotto il cuscino della sedia del bar. Dalla perquisizione sono poi usciti tutti i gioielli rubati all’anziana, quantificati in oltre tremila euro, ma anche altri 17.00 euro di cui la donna non è stata in grado di fornire una spiegazione in merito alla provenienza.
Mentre questa attività veniva portata a termine, da Cantù è poi giunta la conferma di una truffa che si era appena consumata tra l’altro nelle vicinanze della caserma, con vittima una anziana signora i cui oggetti rubati corrispondevano a quelli trovati nella borsa nascosta sotto il cuscino del bar di Como.
Insomma, in manette, accusata di truffa è finita una donna di 38 anni di Novara, Silvia Lakatosz, che è stata arrestata e processata ieri mattina in Tribunale con il rito direttissimo, come disposto dal pubblico ministero Antonia Pavan. La signora ha deciso di farsi giudicare con il rito abbreviato, rimediando una condanna a due anni con anche la disposizione della detenzione domiciliare, visto il rischio di reiterazione del reato in caso di ritorno in libertà.
La refurtiva è stata per fortuna recuperata e restituita, mentre i contanti – di cui non si conosce come detto la provenienza – sono stati sequestrati. Le indagini proseguono intanto per appurare eventuali altri raggiri commessi in quelle ore e per comprendere anche il ruolo della seconda ragazza seduta al tavolino del bar assieme all’arrestata. Anche lei aveva addosso poco meno di 2 mila euro.
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