Università del design all’ex De Amicis di Cantù: la proposta del Pd accende il dibattito

Verso il voto Pagani: «Idea per valorizzare la collina del sapere, ma ha potenzialità più ampie». Il sindaco Galbiati: «Senza un progetto è solo campagna elettorale. E poi la proprietà è privata»

Un’università del design, un incubatore di start up. Le ipotesi per il futuro dell’ex collegio De Amicis non mancano. Ma devono essere supportate da un progetto concreto, per essere qualcosa di più di un’idea. La molto controversa proposta di piano d’intervento sul comparto sarà questione prioritaria anche per la prossima amministrazione. E i candidati alla carica di sindaco lo affrontano nei propri programmi.

Il Pd, che sostiene Antonio Pagani con la lista civica Noi vorrebbe diventasse sede dell’Università del design: «Un modo per valorizzare la collina del sapere, la sua vocazione scolastica, ma è chiaro che la potenzialità è molto più vasta, anche la parte sotto la collina deve essere integrata. Si tratta di tutti progetti da sviluppare in una logica di coinvolgimento delle realtà cittadine, a partire dai commercianti, perchè quell’area venga sviluppata e diventi volano per Cantù». Come concretizzarlo? «Occorre – dice – un concorso di pubblico e privato della forma migliore, e la forma del piano integrato d’intervento è connotata proprio da questa contrattazione».

«Perseguire l’interesse pubblico»

Il sindaco Alice Galbiati ricorda che la proprietà è privata e «il ruolo del Comune è di predeterminarne le destinazioni d’uso e gestire rapporti con la proprietà e i soggetti dalla stessa individuati per la realizzazione di progetti che perseguano l’interesse pubblico».

L’idea di un’Università del design, continua, si pone in linea con le attuali destinazioni urbanistiche per la parte alta, «non aggiungendo nulla, se non la declinazione della già prevista destinazione didattica nella materia del design. Non è dato sapere tuttavia se l’idea sia supportata da un progetto concreto. Se così non fosse, altro non sarebbe che una dichiarazione da campagna elettorale, tesa a raccogliere facili consensi».

Criticità nel progetto privato

L’unico progetto oggi presentato «non è coerente con le destinazioni previste e presenta diversi aspetti problematici».

È comunque al vaglio degli uffici, ma «ciò non toglie che l’Amministrazione in questi anni abbia lavorato - e tuttora stia lavorando - per trovare opportunità coerenti con le destinazioni previste. Questo abbiamo fatto e questo continueremo a fare, sempre con l’obiettivo di realizzare un intervento che persegua nel miglior modo possibile l’interesse pubblico».

«Perso l’ennesimo treno»

Critica Cecilia Volontè, candidata di Cantù Civica: «La riqualificazione del collegio De Amicis poteva essere una grande occasione per Cantù. Purtroppo la mancanza di progettualità dell’attuale amministrazione ha fatto si che la nostra città perdesse l’ennesimo treno. Pur essendo un’area privata era possibile, attraverso i fondi del Pnrr, avviare un profondo processo di rigenerazione urbana».

Ma sarebbe servito un progetto. «Una mancanza di visione che insieme alla totale inerzia sui percorsi di progettazione partecipati hanno immobilizzato la città, facendole perdere molte occasioni». Vista la direzione ormai presa, prosegue, «crediamo comunque che l’area possa avere grosse potenzialità per la comunità sviluppandola come incubatore di start up e spazi per il coworking. Progettualità che sempre più stanno dando risultati interessanti nei confronti dell’imprenditorialità giovanile, sia in termini di sostenibilità economica che di ricadute positive sullo sviluppo del territorio»

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