Vendeva pellet e orologi, erano “pacchi”: accusato di 37 truffe

Cantù Chiuse le indagini nei confronti di un giovane, ritenuto l’autore di numerosi raggiri. Per la Procura avrebbe rubato migliaia di euro a ignari acquirenti

Anche i truffatori - o presunti tali - sanno cogliere le mode del momento e soprattutto le necessità dei cittadini. Così, nel pieno della crisi energetica del gas e del conseguente innalzamento del pellet venduto a prezzi stratosferici, era apparso chiaro come la via da seguire fosse quella della truffa del pellet, abbandonando per un attimo il core business che era quello delle “banali” vendite on line, sui siti di compravendita. Emerge anche questo nell’ultima indagine appena chiusa e notificata dalla Procura di Como (a firma del pubblico ministero Antonio Nalesso) che ha portato ad iscrivere (nuovamente) sul registro degli indagati un nome già noto, quello del canturino Mattia Furco, 25 anni. Quest’ultimo solo poche mesi fa aveva patteggiato la pena per un precedente episodio di spendita di soldi falsi, stanato nell’attività illecita da un benzinaio di Como che aveva poi chiamato subito l’intervento delle volanti.

Ora invece sul capo del giovane canturino si addensano altre nubi, quelle portate da ben 37 nuove presunte vittime dei suoi raggiri. Sono tante, infatti, le diverse contestazioni che gli vengono rivolte dalla procura di Como, buona parte concentrate – in nove casi – tra il settembre e il novembre del 2022 quando, come detto, l’attività “imprenditoriale” dell’indagato si era sportata sui bancali di pellet.

Bancali a cifre convenienti

Il modo di agire, per come è stato ricostruito dall’accusa, era semplice: Furco – secondo quella che è la tesi del pm – fingeva di poter procurare bancali di pellet a cifre convenienti, molto al di sotto di quelle in vendita, chiedendo solo un piccolo anticipo da 150, al massimo 200 euro per le spese di spedizione. L’acquirente, di fronte ad un impegno di spesa che in alcuni casi poteva anche arrivare a 2.268 euro (una delle vittime gli ordinò sei bancali) non prestava attenzione a quelle poche centinaia di euro che però, a conti fatti, erano il cuore della truffa. Perché intascati quei soldi, il sospettato spariva nel nulla e ovviamente i bancali di pellet non venivano consegnati.

Un raggiro che il venticinquenne di Cantù in poche settimane avrebbe ripetuto per nove volte, sempre stando alle risultanze investigative. Ma come detto in avvio, le truffe che vengono contestate dalla procura di Como sono molte di più, con ben 37 parti offese. Si va da orologi in vendita su siti on line per cui veniva chiesto il pagamento (sempre di cifre tra i 180 e i 350 euro) e che non venivano mai consegnati, a raggiri più impegnativi, che potevano essere portati avanti anche dopo contatti presi sui social, Facebook o Instagram. In alcuni casi il sospettato avrebbe spedito ricevute (false) e raccomandate, per tenere buoni gli acquirenti, mentre in altre circostanze semplicemente non avrebbe più risposto alle chiamate delle sue vittime.

Ora l’indagato, tramite il proprio legale, avrà tre settimane di tempo per raccontare alla Procura di Como la propria versione dei fatti e tentare di smontare le accuse, prima che la parola passi di nuovo al pubblico ministero che sta indagando su di lui.

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