“Villaggio Lario”: cinquant’anni di vera solidarietà
Il ricordo A Oseacco di Resia i gruppi di Como e Cantù. Si è rinnovato un legame nato dall’intuizione dell’allora direttore de “La Provincia” Gianni De Simoni
Lettura 2 min.Sono più di 480 i chilometri di autostrada prima e di strade di montagna poi che separano Como e Cantù da Oseacco di Resia, nell’omonima valle in provincia di Udine. Ma le distanze si sono azzerate grazie a una pagina di amicizia e aiuto avviata cinquant’anni fa, subito dopo il devastante terremoto che ha colpito, il 6 maggio del 1976, il Friuli. Fu l’allora direttore de “La Provincia” Gianni De Simoni a tendere per primo la mano, a raccogliere fondi appellandosi ai tanti lettori a cui ogni giorno rendicontava le donazioni ricevute, a chiamare amici architetti e geometri e, soprattutto, imprenditori che potessero mettersi in gioco per realizzare “Il Villaggio Lario”. Un’iniziativa che costruiva non solo case, ma un filo sottile e tenace che avrebbe unito per sempre le due comunità così lontane. Alla fine di ottobre del 1976 a tempo di record le prime dieci famiglie entrarono in altrettanti appartamenti che, nel giro di qualche settimana sarebbero diventati trenta, oltre a una stalla e al parco giochi. E anche se sono passati cinquant’anni Resia non ha dimenticato e ha invitato per due giorni i protagonisti (o i loro familiari, visto che molti di loro non ci sono più) per stringersi la mano e ricordare, insieme, davanti alla targa del “Villaggio Lario” come la solidarietà e la voglia di fare annullino tempo e distanze.
In campo la Pro Cantù (con il presidente Pasquale Di Stefano) e la Pro Oseacco, le due amministrazioni comunali e, come detto, tante persone (con in testa l’architetto Paolo Sala, figlio del progettista del villaggio) che allora si fecero coinvolgere in un’avventura senza precedenti. Perché, come è stato più volte sottolineato, nella due giorni a Oseacco, ci sono legami che il tempo non cancella. Una mostra, la rappresentazione teatrale dedicata all’Orcolat (il terremoto in friulano), il gemellaggio tra Pro Cantù e Pro Oseacco e ancora la proiezione del Docufilm dedicato alla storia del “Villaggio Lario”, la messa, momenti istituzionali, pranzi e cene. «Cinquant’anni fa gli amici di Como e Cantù non ci donarono soltanto delle case, ma ci aiutarono a ritrovare la speranza e la fiducia nel futuro – sottolinea il sindaco di Resia Anna Micelli – e oggi desideriamo soprattutto ritrovare quelle persone, le loro famiglie e le comunità che ci furono vicine. Guardarci negli occhi, abbracciarci e dire ancora una volta grazie. Perché la solidarietà ricevuta non si dimentica e perché vogliamo che anche le nuove generazioni conoscano questa straordinaria storia di amicizia». E ancora: «Il Friuli si è rialzato grazie alla determinazione della sua gente, ma anche grazie a persone che, pur vivendo lontano, sentirono il nostro dolore come proprio». Il vicesindaco di Cantù Valeriano Maspero dice: «Siamo arrivati come ospiti e ce ne stiamo andando come fratelli. Abbiamo ricevuto grande affetto e un ciclone di riconoscenza e ricordato quello che, grazie all’intuizione di De Simoni si è creato. La ricostruzione del “Villaggio Lario” rappresenta una delle espressioni più significative dell’identità canturina, la capacità di mettere il “saper fare” al servizio degli altri». Gli fa eco l’assessore alla Cultura Isabella Girgi: «Lasciamo il cuore a Resia e ci siamo salutati con un arrivederci. Pensiamo che del Villaggio Lario se ne debba parlare sempre di più coinvolgendo le scuole e i più giovani».
A Oseacco c’erano i titolari di alcune aziende canturine che allora costruirono le case come la Marzorati, la Montorfano, la Marelli, la Prealpe. «Per molti è stata l’occasione per vedere per la prima volta – chiude l’architetto Sala – quell’impresa straordinaria che portarono a termine, in sei mesi, i loro genitori».
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