Addio a Marco, scomparso a 55 anni. Dal 2005 a letto con la Sla: «Un eroe»

San Fermo A Cavallasca il funerale dell’uomo che ha lottato a lungo contro la malattia. I genitori Gina e Federico avevano già perso gli altri due figli poco più che cinquantenni

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Cosa significa ricevere la diagnosi di Sla quando si hanno 30 anni, nel pieno della vita. e affrontare la malattia per 25 anni, di cui 20 anni a letto, fino alla fine, lo ha insegnato a tutti con forza e coraggio Marco Vitta, a cui tutta Cavallasca, ha dato l’ultimo saluto ieri pomeriggio nella parrocchiale di San Michele.

Marco avrebbe compiuto 56 anni a maggio, classe 1970. Nel 2000 riceve la diagnosi, ha la Sla, una malattia neurologica che colpisce i motoneuroni e gradualmente limita la vita muscolare. Il racconto che non ha potuto fare Marco della sua vita lo fa con delicatezza e affetto l’amico Alessandro Arrigoni.

«Abbiamo la stessa età – dice – Marco aveva una forza dentro che non so descrivere. Abbiamo passato la giovinezza insieme. Qualche anno dopo la diagnosi mi ricordo che vendette la moto, mi colpì molto questa cosa, le braccia non gli consentivano più di schiacciare la frizione. Poi nel 2005 peggiorò e da allora la sua vita fu in casa, a letto». Vent’anni in un letto, accudito dai familiari, soprattutto dai genitori, Gina e Federico, mamma e papà, oggi ottantenni, che non hanno mai mollato di un millimetro, mostrando una forza d’animo esemplare. Sì perché Gina e Federico hanno avuto il grande dolore della perdita di tutti e tre i loro figli, prima Laura, mancata a 52 anni, poi Germano a 54, oggi Marco, 55, il più piccolo. Ma la vita toglie e la vita dà anche, perchè Gina e Federico, grazie ai nipoti, i figli di Germano, hanno due piccoli che li chiamano nonni bis. «Andavo a trovare Marco una o due volte al mese – continua Alessandro - l’ultima volta che l’ho visto l’ho fatto ridere. Lo ricordo perfettamente: lui mi parlava con il battito di ciglia, io gli raccontavo di quando eravamo ragazzi e finii a ricordare alcune ragazze, mi sorrise con gli occhi. Conservo quel sorriso».

Marco è volato in cielo da sua sorella e suo fratello la mattina di mercoledì, la mamma Gina ogni mattina andava da lui e lo vedeva aprire gli occhi, mercoledì Marco li aveva chiusi per sempre. Era un bel ragazzo, anche suo fratello lo era e sua sorella una donna bellissima – ricorda Arrigoni – per me Marco è stato un eroe». Tanti gli amici che hanno reso onore alla forza di Marco partecipando al funerale.

La storia di Marco Vitta ricorda quella di Piero Borghi, di Parè, anche lui portato via dalla Sla, ma il percorso di Piero è stato più breve, classe 1964 è scomparso nel 2013 dopo poco più di due anni di malattia. Il ricordo di Piero è stato portato avanti dalla famiglia e dai coscritti che spesso hanno organizzato concerti e azioni a favore della raccolta fondi a sostegno delle associazioni e della ricerca.

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