Addio ad Ettore Albonico, pilastro dell’apicoltura comasca

A Grandate la produzione del miele, a contatto ogni stagione con api che abitano in 350 alveari, è stata la vita di Ettore, che con la moglie Maria Carla e poi con Marco ha davvero lasciato il segno, tanto che in zona si parla de “ul miel de Grandaa”

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Grandate

Addio a Ettore Albonico, il papà dell’apicoltura di Grandate si è spento ad 87 anni. C’è un’attività che si tramanda da tre generazioni proprio nel cuore del paese, in via Parini ed Ettore Albonico, classe 1939, è colui che ha condotto l’attività tramandatagli dal papà Carlo e passata con amore e passione al figlio Marco, classe 1964. La produzione del miele, a contatto ogni stagione con api che abitano in 350 alveari, è stata la vita di Ettore, che con la moglie Maria Carla e poi con Marco ha davvero lasciato il segno, tanto che in zona si parla de “ul miel de Grandaa” e passando per la ex Statale dei Giovi, alzando gli occhi verso la collina dove sta il centro storico del paese, è facile notare una fila di piccole casette dai colori accesi, le arnie degli Albonico.

«Mio papà ha fatto l’apicoltore per 73 anni – dice il figlio Marco –, la nostra è un’azienda familiare, quando ero un ragazzino papà teneva le api, le curava, mentre mamma stava alla vendita. Ho sempre aiutato papà, già da ragazzo qualche telaino lo smielavo, poi ho iniziato l’attività, ora lui era in pensione, ma non riusciva a stare a casa, mi aiutava. Stava bene e la sua grande passione per le api lo ha portato a stare con loro fino alla fine».

Ettore si è addormentato dopo una giornata all’aperto, dopo aver sistemato tutto, «Finalmente tutto è a posto», ha detto a Maria Carla, consorte da oltre 60 anni, prima di andare a dormire per l’ultima volta.

Anche Giancarlo Costenaro, presidente di Apacl (associazione produttori apistici delle province di Como e Lecco), ha ricordato affettuosamente Albonico, «Il primo alveare, le prime informazioni le aveva prese da papà – ricorda Marco – nel nostro settore anche se si è concorrenti, ci si aiuta, si collabora».

Una vita fatta di avventure con le api, così sono state le giornate di Ettore Albonico e i suoi insegnamenti continuano a vivere attraverso Marco: «Mi ha insegnato che il lavoro è passione, perché fare l’apicoltore non è facile. In apicoltura un anno fai bene, poi arriva un disastro: api che muoiono e a quel punto uno dice basta, poi solo se hai passione si riparte. Ci sono stati anni con cali improvvisi dovuti a malattie, parassiti, anni in cui abbiamo perso l’80 percento, chi non si demoralizzerebbe? Lui, da persona resiliente al 100 percento, non ha mai mollato. Mi ha insegnato che ci sono gli alti e bassi e che i calcoli si fanno su un arco temporale di 5-6 anni. Ma la cosa più grande è che le api sono della natura che le presta all’apicoltore che le accudisce, loro restano alla natura».

Il miele di acacia è quello maggiormente prodotto, i viaggi di notte con le api, prima che arrivasse l’alba, per portarle a svernare in provincia di Crema, il ritorno qui - sempre di notte -, i quintali di miele spostati a mano, una media di oltre 300 alveari in produzione, le arnie nella zona di via Belvedere, ma anche quelle portate in val d’Intelvi e val Menaggio per avere il miele di castagno e il mille fiori, nelle postazioni più alte quello di tiglio. Avventure, colori, profumi, lavoro e tanta dolcezza, questo il ricordo più bello che Ettore Albonico ha lasciato a tutti.

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