Assolta l’imputata di 99 anni: era accusata di non aver messo in sicurezza una sua proprietà. «Ha vinto il buon senso»

Fino Mornasco La pensionata compirà cent’anni tra pochi giorni. L’avvocato: «Una contestazione da poco conto, giusta la decisione»

Il regalo per i suoi cento anni, che compirà tra pochi giorni (il 26 ottobre del 2022), è stato oggettivamente insolito ma non per questo meno gradito. E l’ha portato con sé il giudice monocratico del tribunale di Como che ha deciso di scagionarla dall’ipotesi di reato – anche questa non frequentissima - di «omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina».

Vicenda giudiziaria conclusa dunque con l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», come sentenziato dal magistrato Maria Elisabetta De Benedetto, per una signora di 99 anni di Fino Mornasco, Enrica Negretti, che era finita nei guai (assistita dall’avvocato Raffaele Donadini) per fatti anche questi indietro nel tempo, che risalgono al 2017, ovvero quando la signora in questione aveva “solo” 95 anni. Anche la procura aveva – nelle richieste al termine della requisitoria – invocato l’assoluzione, dopo che in aula era emerso che la donna era all’oscuro di quanto accaduto. «La signora non è mai stata in aula nel corso delle udienze del processo, non poteva nemmeno starci del resto, sia per le sue condizioni di salute sia per l’età – ha detto il suo avvocato al termine dell’udienza e della lettura del dispositivo – Ma indipendentemente da questi fattori, cosa si vuol fare ad una donna che sta per compiere i cento anni per una simile contestazione che è tra l’altro una contravvenzione? Credo che la decisione del giudice sia stata prima di tutto di buon senso».

«Cosa si vuol fare ad una donna che sta per compiere i cent’anni per una simile contestazione che è tra l’altro una contravvenzione»

Al centro dell’attenzione dell’accusa c’era la casa di proprietà della centenaria e dei suoi figli. L’amministrazione comunale di Fino Mornasco aveva infatti chiesto alla famiglia di sistemare l’edificio, evidentemente ritenuto pericoloso per la collettività, emettendo anche una ordinanza per chiedere l’esecuzione delle opere necessarie e la messa in sicurezza della struttura. Da qui in avanti, tuttavia, si era entrati nel gioco delle parti, tra atti che la difesa ha sostenuto non essere stati notificati e avvisi di deposito non ritirati.

È toccato dunque al Tribunale di Como entrare nel cuore della vicenda per dirimerla, con due imputati finiti davanti al giudice: la signora che a ottobre di quest’anno compirà 100 anni, e il figlio di 74, Gianni Cairoli (difeso dall’avvocato Alan Melchionna) ovvero coloro che sono risultati come proprietari in base all’atto catastale. Udienza conclusa con l’assoluzione per la mamma – chiesta anche dal pm – e con la condanna per il figlio ad un solo mese, dopo che la procura ne aveva chiesti tre.

Le accuse hanno parlato come detto di «omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano la rovina» (contestazione che colpisce il proprietario obbligato alla conservazione e alla vigilanza dell’edificio, il quale «omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo») ma anche di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, in questo caso dell’ordinanza che era emessa dal sindaco per chiedere la sistemazione della casa. Questa seconda contestazione è stata tuttavia assorbita dalla prima.

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