Cinghiali affamati di uva: «Va sempre peggio»

Brunate Denuncia del proprietario: «Distrutte reti e filari. Adesso devo raccogliere quel poco che si è salvato»

Non c’è pace per una delle ultime vigne rimaste a Brunate, e anche quest’anno la vendemmia è andata a farsi benedire. Colpa dei cinghiali.

«La situazione è peggiorata rispetto all’anno scorso» dice Giovanni Tancredi, 73 anni, proprietario di una vigna di via Sentierone che avrebbe dovuto raccogliere circa tre quintali d’uva.

« I cinghiali sono più affamati di prima, negli orti non c’è nulla e riescono a distruggere le reti di protezione che erano state messe. Distruggono le viti, ogni filare ha viti spezzate, non mi resta che raccogliere adesso l’uva, anche se non è ancora matura, almeno preservo le viti. Ma se si continua così anche l’ultima vigna qui a Brunate scomparirà» aggiunge Tancredi.

Anche nelle passate stagioni si era verificato il problema delle razzie dei cinghiali che banchettano sempre quando è il momento di raccogliere il frutto di passione e fatiche.

Ovviamente i cinghiali che arrivano nella vigna non sanno che l’uva non è pronta per la vendemmia, loro distruggono le piante e Tancredi, che già l’anno scorso si era trovato nella stessa situazione con una ventina di piante rovinate e con un quintale d’uva mangiato dai cinghiali si rammarica perché non si trova una soluzione.

»Avevo recuperato dei vigneti autoctoni, oltre che mettere Merlot e Chardonnay, la mia è una produzione amatoriale, ma era stato apprezzato anche dalle scuole, c’era un progetto dedicato agli studenti – aggiunge il viticoltore per passione – ho raccolto poco più di un quintale di uva già matura, il resto lo devo togliere per preservare le viti dai cinghiali, sempre più numerosi».

«Il mio intento è quello di conservare queste viti, ma i cinghiali sono un incubo, costringono ad abbandonare la terra – aggiunge Tancredi - Se abbandoniamo tutto a causa di questi animali che non si riescono a contenere, siamo tutti sconfitti».

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