Famiglie ancora sfollate. Il Comune: «Servono soldi»
Blevio. Il sindaco Trabucchi: «Dovrebbero arrivare dallo Stato circa 700 mila euro. Ma noi abbiamo interventi sulla sicurezza per una spesa tra i 6 e i 7 milioni»
Blevio
«Sul capitolo del “rischio residuo” i fondi a disposizione sono il 10% rispetto alle richieste. Su 50 milioni di euro per la provincia di Como, tra opere di messa in sicurezza e danni ai privati, ne sono stati destinati, dopo l’alluvione dello scorso settembre, solo cinque. Sono molto preoccupato, soprattutto per gli 8-10 nuclei familiari ancora fuori casa».
L’allarme
È un nuovo grido d’allarme, secondo tradizione circostanziato, quello lanciato dal sindaco di Blevio, Alberto Trabucchi, a fronte di un altro anno ormai ai titolo di coda e di un paese, Blevio, che ha la necessità impellente di continuare la messa in sicurezza a fronte di undici alluvioni registrate dal luglio 2021 in poi.
«Con queste premesse, i tempi per il rientro a casa di queste persone, pur senza generalizzare, non fanno che allungarsi - le parole del primo cittadino -. Stiamo lavorando, in primo luogo a Meggianico, ma che è chiaro che con il nostro bilancio comunale possiamo fare ben poco. Stando a queste proporzioni, di fondi statali, dopo l’alluvione del settembre 2025 (l’ultimo degli undici eventi meteo estremi, ndr.) a Blevio ne arriveranno nell’ordine dei 700 mila euro. Ma noi abbiamo interventi che necessitano di essere completati in un range che va dai 6 ai 7 milioni di euro. Che fare dunque? Ci appelliamo nuovamente alle istituzionali. Non possiamo certo non pagare gli stipendi comunali per mettere mano agli interventi».
La questione è di stretta attualità, anche perché al momento si è deciso in via prudenziale di far rientrare famiglie con case ai primi piani o comunque ai piani alti, oltre a quelle lontano dell’epicentro (in base a questi anni) legato a colate di fango e detriti. Per il pianterreno bisognerà pazientare.
Le preoccupazioni
C’è poi un tema legato alle manutenzioni di cui il nostro giornale ha dato conto nei giorni scorsi.
Questo perché le varie opere contro il dissesto idrogeologico realizzate in questi anni necessitano di manutenzioni costanti (è il caso delle briglie da sghiaiare) che a loro volta hanno bisogno di fondi dedicati.
«Le istituzioni sovracomunali ci sono state vicine in questi anni - rimarca ancora il primo cittadino -. Ora però abbiamo bisogno che la burocrazia faccia un passo indietro e soprattutto che si vada oltre la logica di fondi che non raggiungono l’obiettivo prefissato. Con i 700 mila euro che fanno capo al “fondo residuo” possiamo fare qualcosa, ma non certo ciò che vorremmo e che i cittadini legittimamente si aspettano. Il nostro è un caso sotto i riflettori ormai dal 2021. Molto è stato fatto, tanto che anche lo scorso 9 giugno il sistema ha retto. Occorre però concentrarsi ora su situazioni che richiedono interventi non più prorogabili, considerato che - lo dicono gli esperti - bisognerà comunque convivere con un paio di eventi estremi all’anno».
Da capire ora quanto la politica a tutti i livelli potrà incidere su queste dinamiche e rispondere così all’appello del sindaco.
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