Faro Voltiano, il comitato nazionale: «Non possiamo destinare fondi alle manutenzioni»

Ieri in Regione l’audizione in commissione Cultura. Il Comune di Como non si è presentato. I rappresentanti dell’ente scientifico, pur auspicando i lavori per la riapertura, hanno precisato che il Comitato nazionale per il Bicentenario voltiano non può agire fuori dal proprio mandato

Como

Il sindaco di Como Alessandro Rapinese ha sbattuto di nuovo la porta in faccia a Regione Lombardia che lo aveva convocato ieri pomeriggio con il collega di Brunate Simone Rizzi e con i vertici di Fondazione Volta e del comitato nazionale per il Bicentenario voltiano per affrontare la questione paradossale del Faro chiuso.

La presidente della Commissione Cultura, la comasca Anna Dotti (FdI), ha evidenziato come il sindaco non abbia nemmeno comunicato che non avrebbe partecipato. «Sarebbe stata buona educazione – ha detto – rispondere con una mail dicendo che non aveva intenzione di presenziare anziché dirlo in una trasmissione radiofonica (in quell’occasione aveva insultato con parolacce la Regione, ndr). Abbiamo tutto il diritto di chiedere spiegazioni su un tema di rilevanza regionale e nazionale».

Il vicepresidente Sergio Gaddi (FI) ha fatto sentire l’audio degli insulti di Rapinese e sottolineato come «la colpa di quello che sta accadendo è totalmente del Comune di Como e, nello specifico del sindaco».

A stretto giro ha preso la parola anche Angelo Orsenigo (Pd) dicendo che «in otto anni è la prima volta che assisto a un ente che non si presenta. Evidentemente il sindaco preferisce far spendere soldi ai cittadini attraverso ricorsi, anziché trovare soluzioni con il dialogo».

Subito dopo è toccato al sindaco di Brunate Rizzi ripercorrere quanto accaduto. Ha spiegato i due atti di concessione del 2014: il primo, di durata ventennale, per la concessione gratuita del terreno su cui si trova il Faro che «prevede la stipula di una seconda convenzione atta a regolare la gestione».

Questa è scaduta nel 2020 e non è stata rinnovata. Rizzi ha spiegato nel dettaglio le interlocuzioni avute con Como: «Abbiamo iniziato a cercare il dialogo, in particolare con l’assessore Colombo con cui le comunicazioni sono state frequenti e documentabili». Poi ha ricordato il sopralluogo del 2024 a cui partecipò lo stesso Rapinese fino ad arrivare al 2025: «Dopo molti tentativi di contatto da parte nostra caduti nel vuoto, l’ultima interlocuzione con Rapinese è stata una sua telefonata a maggio 2025 durante la quale mi ha manifestato l’intenzione di prendere e gestire direttamente il Faro.

Abbiamo fissato un incontro il 13 giugno 2025 al quale erano presenti entrambe le amministrazioni, non lui».

Rizzi ha chiarito che si definì di sospendere il nodo concessione del terreno, di accordarsi sul restauro (stimato in 600mila euro da Como) e di arrivare alla riapertura. Da quel momento, secondo la ricostruzione di Rizzi, solo silenzio e a dicembre Brunate ha deciso di revocare la concessione del suolo, atto che ora Rapinese vuole portare al Tar.

Il presidente del Comitato nazionale Vicenzo Lespri ha chiarito che «il Comitato ha il fine istituzionale di celebrare la cultura scientifica di Volta e non può destinare fondi per manutenzioni. Il Comitato considera il Faro un simbolo, ma può agire solo nel mandato che ha». Stessa linea di Fondazione Volta, rappresentata dal vice presidente Davide Gobetti e dalla direttrice Claudia Striato che hanno dato disponibilità a collaborare chiarendo che «la Fondazione non ha titolo per intervenire sul bene». La vicenda finirà, come ha proposto Gaddi, sul tavolo del ministro della Cultura Alessandro Giuli ma tutti hanno ribadito come per risolvere il problema «basterebbe che il Comune di Como si sedesse al tavolo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA