«Il restauro del Faro? Finanziarlo si può»
Il caso Luigi Martino Volta, pronipote dello scienziato, smentisce il comitato che negava di poter destinare fondi. «Può farlo eccome, è scritto nella Finanziaria. Perché Rapinese non era in commissione a spiegare le sue ragioni?»
Usa parole come «incomprensibile», «pazzesco», «follia» l’avvocato Luigi Martino Volta, discendente di Alessandro Volta, per commentare il rischio più che concreto che nel 2027 il Faro Voltiano rimanga chiuso, nell’anno del bicentenario della morte dello scienziato e dei cento anni dalla costruzione. E lancia un appello affinché si trovi una soluzione e si riapra la struttura chiusa da due anni.
L’avvocato Volta interviene dopo la commissione regionale (con i consiglieri regionali comaschi Anna Dotti, Sergio Gaddi e Angelo Orsenigo) disertata dal sindaco di Como Alessandro Rapinese, mentre erano presenti quello di Brunate Simone Rizzi, il presidente del Comitato nazionale Vincenzo Lespri e i vertici di Fondazione Volta. Lespri aveva dichiarato che «il Comitato ha il fine istituzionale di celebrare la cultura scientifica di Volta e non può destinare fondi per manutenzioni».
«Può intervenire»
Su questo però il legale scuote la testa: «Non sono d’accordo con quello che viene sostenuto dal comitato e non lo dico io, ma la legge Finanziaria del dicembre 2024 con cui è stato istituito il “Comitato nazionale per la celebrazione del bicentenario della morte di Alessandro Volta” a cui è attribuito “un contributo pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027”». Poi prosegue: «Il comma 623 dice che “il Comitato nazionale ha il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all’opera e ai luoghi legati alla figura di Alessandro Volta, comprendente attività di restauro di cose mobili o immobili sottoposte a tutela” nonché tutta una serie di attività. Da quanto mi risulta il Faro è soggetto a tutela per motivi storici, ambientali e di interesse pubblico e quindi il Comitato potrebbe intervenire».
I costi
Al momento sulla quantificazione dei costi di restauro (parapetti e scale da mettere a norma oltre agli intonaci esterni) ci sono i 400mila euro stimati dal Comune di Como nel 2024 per i privati che avessero voluto potuto “adottare” monumenti in vista del Bicentenario. Il sindaco di Brunate nella sua relazione in Regione ha invece citato un «progetto di restauro, stimato verbalmente dal Comune di Como in 600mila euro» a cui si è detto disponibile a collaborare.
Al di là del nodo economico (lo stesso professor Giulio Casati, membro del comitato nazionale esecutivo delle celebrazioni aveva aperto alla possibilità di un contributo) quello più importante, al momento, è la guerra tra Como e Brunate. In estrema sintesi Como non vuole rinnovare la concessione per la gestione (a Brunate) del Faro scaduta nel 2020 e a quel punto Brunate ha deciso di far decadere la concessione gratuita del terreno su cui si trova il manufatto (che scade nel 2033) in quanto, sostiene, i due documenti sono legati.
«Quanto sto vedendo – chiude Luigi Martino Volta – è incomprensibile e pazzesco. Il sindaco di Como avrà i suoi buoni motivi, ma non capisco perché non sia andato in Regione a spiegarli. Sono molto amareggiato poiché oggi Volta è ricordato da tre opere che non sono costate nulla alla collettività e mi riferisco alla tomba, al Tempio Voltiano e al Faro, tutti realizzati da privati che volevano onorarlo degnamente e ciascuno con il suo significato. La tomba rappresenta il connubio di fede e ragione, il Tempio è un bellissimo museo e il Faro è la luce di Volta che irradia su tutto il mondo. Pensare di tenere il Faro chiuso è una follia».
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