Il Tar restituisce il Faro di Brunate a Como. Rapinese: «Ora lo riapriremo»
Il sindaco di Como attacca: «Presenteremo il conto. Dopo settimane di fango contro di noi, finalmente abbiamo la verità». Il sindaco di Brunate annuncia che non impugnerà la decisione e che resta disponibile al dialogo
Como
Le chiavi del Faro voltiano sono nelle mani del Comune di Como dopo che ieri i giudici del Tar di Milano hanno accolto la richiesta di sospensiva presentata da Palazzo Cernezzi contro il Comune di Brunate che aveva dichiarato decaduta la concessione del suolo pubblico a titolo gratuito (scadenza nel 2033) poiché Como (proprietario del Faro) non ha sottoscritto, nonostante le reiterate domande, la convenzione per la gestione. Questo non significa che il Faro riaprirà per l’anno prossimo, Bicentenario voltiano, ma la decisione del Tar mette un punto fermo sul fatto che il Faro sia a tutti gli effetti nelle mani di Palazzo Cernezzi che ora avrà la responsabilità unica degli interventi di manutenzione.
Nell’ordinanza del Tar i giudici, pur rimandando la discussione di merito al prossimo 13 ottobre, scrivono che «dalla lettura dei patti concessori non sembra desumersi l’esistenza di una connessione funzionale inscindibile tra la concessione del suolo e l’atto di gestione, essendo prevista soltanto la necessità di stipulare l’atto di gestione, a pena di nullità della concessione, entro sei mesi dalla firma di quest’ultima (12.2.2014)» e che la stipula era stata fatta correttamente all’epoca «statuendone, senza contemplare forme di rinnovo tacito, la durata quinquennale». Poi aggiungono che «la mancata sottoscrizione di una nuova convenzione alla sua naturale scadenza, a cui consegue l’obbligo del Comune di Brunate di restituire la gestione del “Faro Voltiano” al Comune di Como, non pare integrare un inadempimento degli accordi» e che quindi «nelle more della definizione della controversia nel merito sussiste l’esigenza di rendere fruibile il monumento in vista dell’imminente ricorrenza del bicentenario della morte di Volta». Stop quindi «all’efficacia del provvedimento di revoca della concessione».
Il sindaco di Como Alessandro Rapinese, ha dichiarato a Etv che «dopo settimane di fango nei confronti della mia amministrazione, finalmente abbiamo la verità. Se non abbiamo potuto intervenire sul Faro, è solo colpa di Brunate. Conto di ricevere le chiavi (cosa avvenuta, ndr) e di iniziare a fare ciò che avrei voluto fare dal momento della chiusura, ovvero renderlo agibile per il 2027. Noi penseremo a riaprire il Faro (ha parlato di un primo intervento per riattivare l’illuminazione a cui seguiranno quelli statici, senza garantire però che si riuscirà a riaprire nel 2027, ndr), ma a Brunate verrà presentato il conto. Spero che qualcuno mandi una copia del documento del Tar in Regione».
Durissima la nota dei tre consiglieri regionali comaschi Sergio Gaddi, Anna Dotti e Angelo Orsenigo: «Questa situazione assurda è stata creata dai suoi capricci e dalle sue assenze, anche in commissione, dove si sarebbe potuta evitare l’ennesima e inutile battaglia legale. Se avesse collaborato a suo tempo il Faro sarebbe ancora fruibile. Ora faccia semplicemente il suo dovere e lo riapra al più presto».
Dura anche la replica del sindaco di Brunate Simone Rizzi che respinge tutte le accuse mosse da Rapinese, sottolinea che nel merito si entrerà ad ottobre e che «il Comune di Brunate, pur non ritenendo condivisibile, almeno in parte, la decisione del Tar, non procederà all’impugnazione, rinnovando invece la propria piena disponibilità al dialogo istituzionale» con l’obiettivo di riaprire il Faro.
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