La morte di Denise, figlia di Lea. Anche Fino partecipa al lutto

Lotta alla criminalità Alla collaboratrice di giustizia il Comune aveva intitolato un bene confiscato alla ’ndrangheta

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Fino Mornasco piange la scomparsa di Denise Cosco: il 6 settembre scorso, in un comune vicino Roma, si è gettata da una finestra morendo quattro giorni dopo in ospedale all’età di 35 anni.

Denise era la figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia, donna simbolo dell’antimafia, barbaramente uccisa dall’ndrangheta nel 2009 su mandato dell’ex compagno, Carlo Cosco.

Quando Lea morì, aveva 35 anni come la figlia.

L’amministrazione comunale di Fino Mornasco nel 2017, quando sindaco era Giuseppe Napoli, intitolò alla memoria di Lea due appartamenti confiscati alla ‘ndrangheta nella cascina di via Primo Maggio. Oggi sono destinati a famiglie in difficoltà.

«Il progetto è attivo, stiamo collaborando con la Cooperativa SIM-patia (di Valmorea ndr) per un housing sociale a sostegno di persone in emergenza abitativa – spiega Valeria Bianco, vicesindaca e assessora ai Servizi Sociali – Si tratta di residenti a Fino Mornasco, seguono un percorso all’interno di un progetto e c’è anche un accompagnamento educativo».

In mattinata, sui canali social del Comune, è stato anche pubblicato un post.

«In queste ore il nostro pensiero va a Denise Cosco, che si è tolta la vita a 35 anni, la stessa età che aveva la madre, Lea Garofalo, quando venne uccisa e fatta sparire dall’ex compagno, Carlo Cosco – si legge nel messaggio - Una storia che abbiamo ripercorso il 25 novembre del 2024 (giornata mondiale contro la violenza sulle donne ndr.), in un incontro dedicato a Lea: oltre a essere stata vittima di mafia, è stata anche vittima della violenza di un uomo che non accettava la sua libertà. A Lea abbiamo anche intitolato un bene confiscato all’ndrangheta, destinato a famiglie in difficoltà. Oggi però il ricordo di quella vittoria civile si tinge di tristezza per il destino di Denise. Il miglior modo per renderle omaggio, non sarà solo il ricordo, ma il costante impegno nel custodire quella libertà e quella giustizia che a madre e figlia sono state strappate troppo presto».

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