Cronaca / Como cintura
Sabato 30 Agosto 2025
La nostra Stonehenge riemerge dal passato: diventerà un museo
Montano Lucino Dopo 15 anni il cerchio di pietra torna protagonista: via al progetto di valorizzazione - Il sindaco: «Un percorso tra archeologia e natura»
Montano Lucino
Qualcosa si muove a riguardo della Stonehenge del comasco, il cerchio litico dall’aura magica emerso dai ritrovamenti archeologici scoperti nel 2007, mentre si costruiva il nuovo ospedale Sant’Anna, in territorio di Montano Lucino, in un’area estesa come quattro campi di calcio situata alla confluenza tra i torrenti Valgrande e Seveso.
Il grande cerchio di pietra da 68 metri di diametro era stato ricoperto di terra nel 2011, rimane oltre l’area del Pronto Soccorso e si tratta di un sito archeologico unico in Europa, mai aperto al pubblico, da cui gli antichi Comenses nel VI secolo a.C. scrutavano le stelle e dove, secoli prima, durante l’età del Bronzo (circa 1600-1400 a.C), la civiltà golasecchiana celebrava il culto dell’aldilà. Dopo ormai 15 anni dal suo insabbiamento, dopo una pandemia e una serie di altri eventi di portata mondiale, il grande cerchio di pietra potrebbe tornare ad essere considerato e finalmente si potrebbe arrivare alla sua valorizzazione, sebbene non verrà riportato alla luce per mantenerlo ben custodito dalla madre terra.
«Abbiamo ripreso in mano il progetto delle vasche di laminazione del Seveso e le valorizzazione paesaggistica e archeologica annessa – spiega il sindaco Silvio Aiello, che recentemente si è recato a Milano negli uffici della Sovrintendenza per parlare anche del grande cerchio di pietra – Aipo presenterà entro fine anno il progetto esecutivo, come Comune ci stiamo attivando con Sovrintendenza e Aipo per includere nelle opere anche un avanzamento sul grande cerchio litico».
Reperti catalogati
Dal 2007 al 2018 si è provveduto a recuperare i reperti, catalogarli, a sistemare l’area con un camminamento, sono stati spesi circa 180 mila euro, ma manca la così detta “musealizzazione”, ovvero le azioni che renderebbero visitabile la zona.
«Parlando con la dottoressa Barbara Grassi della Sovrintendenza abbiamo ripreso le fila del discorso – aggiunge il sindaco – i file per i pannelli esplicativi, il plastico, le vetrine per alloggiare i reperti ci sono già. L’idea è quella di realizzare con l’anello di servizio intorno alle vasche di laminazione un percorso che va a collegarsi all’area del Sant’Anna, per questo la Sovrintendenza coinvolgerà anche l’ospedale Sant’Anna, si vorrebbe fare un percorso sopraelevato per attraversare l’area sotto la quale c’è il cerchio litico che poi continuerebbe nel percorso nel verde verso Trivino”».
L’ospedale Sant’Anna
In questo modo si chiuderebbe il cerchio di azioni pianificate da anni ed i lavori per le vasche di laminazione potrebbero anche aiutare a fare luce sulla presunta esistenza di un secondo cerchio litico, infatti durante gli scavi che verranno eseguiti sarà presente un archeologo.
I tecnici comunque già suggeriscono che un eventuale ritrovamento simile al primo - non c’è nessuna certezza di un secondo cerchio litico - verrà comunque mantenuto interrato, proprio per preservarlo ancora per secoli. A metà settembre un incontro tra Comune e le altre realtà coinvolte (Aipo, Sovrintendenza e probabilmente Ospedale Sant’Anna).
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