Pedofilia via internet, indaga anche l’Fbi: il giovane di Casnate va ai domiciliari

Il caso Ha 28 anni ed è stato trovato in possesso di 45mila file in un pc e in un notebook. Prezioso il contributo dell’agenzia Usa per ricostruire la rete illegale che agiva sul dark web

Casnate con Bernate

C’è anche il contributo del Federal bureau of investigation, nota in tutto il mondo semplicemente come Fbi, dietro alla maxi indagine della Polizia italiana contro i video pornografici presi dal dark web che riguardano minorenni, di cui abbiamo dato conto la scorsa settimana in seguito all’arresto di un giovane di 28 anni residente a Casnate con Bernate.

Quest’ultimo, nel corso di una delle perquisizioni che erano state delegate da Roma, era stato trovato in possesso di oltre 45 mila file divisi su due diversi apparati che erano in sua gestione.

L’arrestato, Edoardo Pagani, è stato anche interrogato nelle scorse ore dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Como: avrebbe risposto alle domande, ottenendo poi la scarcerazione e la custodia ai domiciliari in un luogo non noto.

Le perquisizioni

Le perquisizioni e l’arresto erano della scorsa settimana e la procura aveva anche contestato l’aggravante dell’ingente quantitativo di materiale oltre all’aver utilizzato mezzi per impedire l’identificazione dei dati di accesso alla rete, con degli appositi sistemi che rendevano anonimi gli accessi al dark web.

Stratagemmi che tuttavia la Polizia postale era riuscita ad aggirare, arrivando fino alla casa del giovane che era stata poi perquisita.

Le attività, stando a quanto è stato possibile appurare, proseguivano da tanti anni, sicuramente almeno dal 2020.

Ma nella giornata di ieri le agenzie nazionali hanno rilanciato la notizia, sottolineando appunto la collaborazione della polizia con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, con l’americana Fbi che ha consentito di acquisire preziose informazioni per ricostruire la rete illegale che agiva sul dark web.

In tutta Italia

Le indagini sono coordinate dalla procura della Repubblica di Roma e sono stati nove i decreti di perquisizione che erano stati richiesti per sospetti di detenzione di materiale ritenuto illecito.

Sono stati cinquanta gli uomini e le donne in divisa impiegati in simultanea in diverse città d’Italia che hanno compreso non solo Como ma anche Lecco, Frosinone, Firenze, Massa, Oristano, Bari ma anche Mantova e Belluno. Tornando alle attività svolte nel comasco, sotto sequestro erano finiti un pc ed un notebook all’interno dei quali erano stati trovati oltre 45 mila file proibiti.

L’accusa è infatti relativa alla detenzione di materiale pornografico con l’impiego di minorenni, reato aggravato come detto dall’ingente quantitativo trovato nei dispositivi utilizzati dal sospettato e anche dall’aver utilizzato mezzi per impedire l’identificazione di chi stava facendo l’accesso alla rete.

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