«Prezzi sbagliati al distributore». Chiamato il 117
Tavernola. Daniela Maroni (Figisc): «Il valore esposto deve corrispondere a quello praticato»
Lettura 1 min.A. Aug.
In tempi in cui anche pochi centesimi possono fare la differenza, soprattutto quando si parla di un pieno di diesel, quel prezzo sembrava un invito difficile da ignorare: 2,119 euro al litro per il gasolio. Un prezzo competitivo, abbastanza per attirare automobilisti e creare, nei giorni scorsi, code al distributore Q8 di via per Cernobbio, a Como. Peccato che, una volta arrivati alla pompa, la sorpresa fosse tutt’altro che piacevole: sul display dell’impianto il prezzo indicato risultava infatti 2,179 euro al litro. Stessa situazione per la benzina senza piombo: il prezzo pubblicizzato, sul display posizionato sopra le pompe e visibile dalla strada, indicava 1,999 euro al litro, mentre quello visualizzato alla pompa era di 2,029 euro.
La discrepanza ha fatto scattare le segnalazioni degli automobilisti alla Guardia di finanza, attraverso il numero 117, fornendo elementi utili a documentare quanto accaduto: fotografie del prezzo esposto e di quello alla pompa. In questo caso, inoltre, il distributore non rilasciava lo scontrino cartaceo, ma consentiva esclusivamente pagamenti elettronici, lasciando quindi traccia della transazione. La normativa prevede che i prezzi pubblicizzati e visibili dalla carreggiata corrispondano a quelli effettivamente praticati al consumatore.
Da qui la domanda: come è stato possibile che per giorni il prezzo esposto sopra le pompe fosse diverso da quello applicato alla colonnina?
Una svista, un mancato aggiornamento, un problema tecnico o un disallineamento tra i sistemi? La gestione dei prezzi è informatizzata e il distributore risultava inoltre chiuso per ferie. Resta quindi da chiarire perché il prezzo esposto non sia stato aggiornato, sebbene fosse possibile intervenire a distanza sui sistemi.
Di fatto, per giorni, il prezzo pubblicizzato e quello praticato non coincidevano.
Sul caso abbiamo sentito Daniela Maroni, presidente provinciale di Como, presidente vicaria regionale e vicepresidente nazionale di Figisc-Confcommercio, la federazione che rappresenta i gestori degli impianti di carburante.
«Il principio - spiega Maroni - è chiaro: il prezzo esposto deve corrispondere a quello effettivamente praticato al momento del rifornimento, nel rispetto delle diverse modalità di erogazione previste».
Una questione di trasparenza, dunque, che diventa particolarmente rilevante quando il prezzo esposto è quello che porta l’automobilista a scegliere un determinato distributore.
Perché tra 2,119 e 2,179 euro al litro non c’è un errore di lettura. E a fine pieno, quei centesimi li paga l’automobilista.
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