Quaranta storie di riscatto attraverso la birra: le racconta un canturino

Il libro Esperienze di birrifici, cooperative e associazioni che trasformano la passione in opportunità per persone fragili, migranti e giovani

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Cantù

Tema particolare: quando la birra artigianale genera inclusione, abbastanza da scriverci un libro. L’autore è Michele Bianchi, di Cantù. È suo il volume pubblicato da Altreconomia “Dalla fermentazione all’inclusione. Viaggio tra le birre sociali italiane”. «Ci sono casi di birrifici che lavorano in carcere, o anche migranti che in un’ottica di inserimento imparano il lavoro, o giovani con situazioni di fragilità psicologica. Anche temi di inclusione a livello di territorio: a Roma, birrifici che danno lavoro nelle periferie, dove per un giovane può essere difficile dire avere un lavoro fisso», spiega Bianchi.

Si tratta della prima raccolta di storie delle birre sociali italiane e di chi ci lavora: le cooperative e le imprese italiane nelle quali la passione per la birra incontra il valore sociale. Da piccole esperienze fino a realtà diffuse in tutta Italia, la birra artigianale e il terzo settore sanno unire le forze per abbattere le barriere dello svantaggio e della marginalità. Al punto che la birra, vista così, può essere anche uno strumento per costruire nuove forme d’inclusione sociale. Un sorso che sa di riscatto e rinascita.

Bianchi, dopo un’esperienza nel mondo accademico come ricercatore in ambito sociologico, si è dedicato alla consulenza per il non profit, a oggi è collaboratore dell’impresa sociale On!, con cui tratta temi di innovazione comunitaria e sviluppo organizzativo. Parallelamente coltiva da anni l’interesse per la cultura brassicola, promuovendo dal 2020 il Mirabirra, festival di birre artigianali e sociali, presso il Circolo Arci Mirabello di Cantù, circolo di cui è presidente.

«Nell’ultimo anno ho lavorato a questo progetto raccogliendo storie di cooperative sociali, associazioni, birrifici e di come le birre artigianali sociali stanno evolvendo il tema dell’inclusione sociale - spiega - L’anno scorso, alla fine della quinta edizione del Mirabirra, mi sono accorto che avevo una cartella online con un sacco di esperienze e nomi, e ho capito che era il momento di scrivere questo libro, che racconta 40 storie sparse per l’Italia di varie tipologie di collaborazioni o modelli di produzione. Cooperative sociale con marchi e impianti; beer firm che hanno il marchio e collaborano con birrifici esterni; i birrifici che non rientrano nel mondo del terzo settore ma che, per motivi etici e sociali, hanno al proprio interno progetti forti, collaborando con cooperative locali, a favore di persone seguite dai servizi sociali, o di giovani che hanno bisogno di contesti lavorativi protetti».

Come si declina l’inclusione sociale? «In primis in un tema di inclusione lavorativa. Più in generale, l’inclusione significa anche “spaccare”, rompere le barriere, per arrivare a pubblici che magari normalmente non si avvicinerebbe al mondo del sociale». Il libro, già disponibile sul sito di Altreconomia, sarà presto nelle librerie del territorio e domenica - 20 settembre - verrà presentato all’Isola che c’è a Villa Guardia, alle 17, allo stand di Pintalpina.

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