Selfie con la refurtiva, presi due rapinatori di Stroili

Tavernola Il fatto era accaduto all’interno del centro commerciale Bennet di Tavernola

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Non era passato neppure un mese dal clamoroso assalto a mano armata e colpi di mazzo alla gioielleria Stroili, all’interno del centro commerciale Bennet di Tavernola, e lui già si faceva immortalare con il cagnolino in braccio e uno dei bracciali bottino della rapina al polso. Anche questa esibizione via social è costata a Girolamo Casà, siciliano con casa a Giubiasco in Svizzera, il carcere con l’accusa di essere uno degli autori del colpo da 96mila euro messo a segno il 23 aprile scorso.

I poliziotti della Squadra mobile di Como chiudono il cerchio sul commando sospettato di quella clamorosa rapina. E fanno scattare le manette agli ultimi due presunti rapinatori: la mente, quel Girolamo Casà, 32 anni, con la passione dei selfie sui social,e uno degli esecutori, Giuliano Terraneo, 25 anni tra pochi giorni residente a Barlassina.

I due sono stati arrestati ieri, su ordine di custodia cautelare chiesto e ottenuto dal pubblico ministero Antonia Pavan. Vanno a far compagnia al bassone di Omar Fatnassi, storica conoscenza dei detective lariani a dispetto dei suoi 22 anni, fermato poche ore dopo la rapina; Giovanni Muscarella, 23 anni di Rebbio, l’uomo che nel corso del blitz teneva la pistola puntata contro le commesse della gioielleria; Pierfrancesco Marici, siciliano di 23 anni con casa a Maslianico, che ha partecipato al colpo con il ruolo di palo (ha atteso l’arrivo dei complici a bordo dell’auto presa a nolo il giorno stesso).

Denunciata a piede libero, anche Marta Fatnassi, sorella di Omar, accusata di favoreggiamento (la ragazza non ha però partecipato alla rapina).

La ricostruzione

L’assalto, come detto, risale al 23 aprile scorso. Poco dopo le 18 un commando di rapinatori, tre persone, tutte con casco in testa e il volto coperto da un passamontagna, ha fatto irruzione nel centro commerciale con mazze e pistole. Raggiunta la gioielleria Stroili hanno iniziato a spaccare tutte le vetrine dov’erano i gioielli facendo razzia di ciò che riuscivano a trovare. E fuggendo con un bottino quantificato, alla fina, in 96mila euro.

La mente del colpo, almeno secondo la ricostruzione fatta dai detective della Squadra mobile di Como, sarebbe Girolamo Casà, il quale si sarebbe occupato di proporre l’assalto, individuare l’obiettivo, fornire le indicazioni operative e quindi coordinare il commando entrato poi in azione.

Giuliano Terraneo, invece, non era previsto che partecipasse inizialmente all’assalto, ma uno dei componenti del gruppo all’ultimo si era tirato indietro e, di conseguenza, è stato rimpiazzato con il giovane di Barlassina.

I preziosi

I poliziotti della Questura di Como sono riusciti anche a seguire la destinazione dei preziosi. Gran parte di questi sono stati portati da Casà e Marici in un compro oro di Balerna, in Canton Ticino, dove sono stati venduti. Ma diversi gioielli sono stati invece tenuti dai rapinatori.

Ad esempio il braccialetto indossato dalla presunta mente del colpo mentre si faceva immortalare sui suoi profili social, oppure quello tenuto da Fatnassi (e recuperato nell’immediatezza dalla Polizia) per fare qualche regalo.

A cinque mesi dalla clamoroso assalto al centro commerciale di Tavernola, dunque, gli inquirenti sono convinti di aver chiuso il cerchio. E di aver fatto finire dietro le sbarre mente ed esecutori materiali. Mancherebbe all’appello il giro di chi ha ricettato la merce, ma questa traccia conduce verso la Svizzera.

Nei prossimi giorni Casà e Terraneo saranno interrogati al Bassone dal giudice delle indagini preliminari.

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