Stonehenge comasca nel limbo. «In Svizzera sarebbe una star»

Montano Lucino Il cerchio di pietra continua ad affascinare esperti e non. Eppure i progetti di valorizzazione del sito restano ancora sulla carta

Montano Lucino

C’è una Stonehenge nel Comasco: è il cerchio di pietre emerso dai ritrovamenti archeologici scoperti nel 2007 a Montano Lucino mentre si costruiva il nuovo ospedale Sant’Anna.

Un luogo che, malgrado sia coperto di terra da ormai quindici anni, desta ancora un grandissimo interesse tra la gente: lo provano anche i “tutto esaurito” fatti registrare dalle serate di divulgazione dedicate al cerchio di pietra, dove si è parlato di astroarcheologia e delle ipotesi circa la funzione e l’utilizzo da parte degli antichi comaschi di quel sito risalente al sesto secolo avanti Cristo.

Ipotesi e certezze

Di certezze non ce ne sono, ma di ipotesi molto probabili e argomentate, quelle sì.

Secondo quanto trasferito da diversi studiosi, è strettamente collegato al concetto di tempo: il grande cerchio di pietra da 68 metri di diametro che rimane oltre l’area del Pronto Soccorso del Sant’Anna, alla confluenza tra il Valgrande ed il Seveso, probabilmente era un calendario astronomico legato o all’agricoltura o a rituali religiosi.

Sono state rinvenute delle arature rituali, precedenti alla costruzione del cerchio litico, e forse per motivi religiosi legati alla costruzione del cerchio stesso.

Tutto documentato dagli studi degli archeologi e da cui alcuni elementi conservati al Museo archeologico Paolo Giovio, chiuso da se anni (altro aspetto che ovviamente nuoce alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale del nostro territorio). Così come allo stesso museo Giovio, nel laboratorio di archeo botanica, fu effettuata la datazione con Carbonio 14 dei reperti di origine organica ritrovati, restringendo così il cerchio di collocazione temporale di quanto ritrovato.

Come detto, c’è grande interesse per quel sito invisibile agli occhi, ma sul quale tanto si è studiato, ci sono studiosi e interessati che arrivano addirittura dall’Australia, ma come evidenziato anche da chi ha studiato quel sito, come Omar Colletto: «Quel sito archeologico se solo fosse stato al di là del confine (ovvero in Svizzera, ndr) avrebbe avuto la giusta collocazione nel patrimonio nazionale».

Lo stato di fatto

Lo stato di fatto è che, malgrado ci sia stato un progetto di musealizzazione dell’area su cui sono stati già investiti circa 180 mila euro, la possibilità di conoscere quel luogo non è mai stata data alla gente, nemmeno attraverso i pannelli esplicativi previsti ormai da 15 anni.

A fine agosto scorso Silvio Aiello il sindaco di Montano Lucino, luogo in cui sorge il sito archeologico, si era recato a Milano, negli uffici della Sovrintendenza per parlare anche del grande cerchio di pietra perché c’è un progetto per valorizzare l’area con i pannelli esplicativi, plastico e vetrine collocate però in un anello di servizio intorno alle vasche di laminazione del Seveso: un progetto attualmente in fase esecutiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA