Vigile patteggia per falso e percosse, aveva colpito con una paletta un ragazzino. Il padre: «Gesto grave e incomprensibile»

Cernobbio Pena di sei mesi e lavori sociali a un agente ora in servizio alla polizia locale di Como. Il giovanissimo era stato multato, ma la ricostruzione dell’agente è stata smentita dai testimoni

«Ricordo chiaramente quella mattina. Quando mio figlio ha chiamato, in lacrime, spaventato. Mentre quell’agente urlava: “Dovete venire subito, lei e sua moglie”». Giuseppe Mantero, già sindaco di Laglio, ma da sempre residente a Cernobbio, ha il tono di chi non ha alcuna velleità di vendetta o rivalsa. «Mi piacerebbe soltanto che questa storia fosse da monito e insegnamento: un uomo in divisa non può comportarsi così».

L’uomo in divisa in questione, è Francesco Cibelli, agente della polizia locale che ha patteggiato una pena a 6 mesi di reclusione per lesioni, percosse e falso in atto pubblico. Pena sospesa, solo a condizione che l’agente faccia un congruo tempo di lavori di pubblica utilità.

L’incidente

Oggi in servizio a Como, tre anni fa, il 3 febbraio 2020 per la precisione, Cibelli prestava servizio come vigile a Cernobbio. Quella mattina Riccardo, il figlio di Giuseppe Mantero (che all’epoca aveva 17 anni) stava andando a scuola in città. In sella al suo scooter Malaguti.

Nel tratto di strada tra il rondò all’altezza dell’ingresso di Villa Erba e Villa Bernasconi, l’agente Cibelli era fermo all’altezza del passaggio pedonale per far attraversare i ragazzi di fronte alla scuola. Mancava un quarto d’ora alle 8. Il giovane studente stava superando le auto di fatto ferme in coda, quando all’improvviso - stando anche a due testimoni - il vigile è sbucato in mezzo alla strada. Il ragazzo ha rallentato, senza però potersi fermare. E per tutta risposta l’agente lo ha colpito con la paletta sul casco e poi, una volta sceso dalla moto, il giovane si è preso un pugno sul braccio, provocando la reazione in sua difesa dei testimoni.

Tre giorni dopo, alla famiglia Mantero verranno consegnate una serie di contravvenzioni nelle quali, però, la ricostruzione dei fatti da parte del pubblico ufficiale è risultata nettamente differente da quella dei testimoni, oltre che del ragazzo.

La denuncia

«Mio figlio è rimasto a lungo molto turbato per quell’accaduto - racconta oggi Giuseppe Mantero - I genitori vorrebbero che l’autorità si comportasse sempre all’altezza del suo ruolo. Quando succedono episodi simili, si mette tutto in discussione». C’è ancora amarezza, nella voce di questo papà, strappato dal letto dalla voce spaventata del figlio: «Trovo incomprensibile un gesto tanto grave quanto incomprensibile. Un pubblico ufficiale che si comporta così, declassa un’intera categoria che, al contrario, è rappresentata da persone degnissime».

Anche il comportamento dell’allora comandante della polizia locale, ricorda Mantero, non sarebbe stata all’altezza della funzione: «Diciamo che ci ha messo tre giorni a consegnarmi i verbali, dicendo che non erano pronti. Salvo poi trovarli con la data del giorno in cui tutto è successo».

Assistiti dagli avvocati Aldo Turconi e Massimo Di Marco, i genitori del giovane - oggi ventenne - hanno formalizzato una denuncia sfociata in un processo e, appunto, in un patteggiamento formalizzato dal giudice Valeria Costi, dopo l’accordo tra l’avvocato difensore, Ilaria Guarisco, e il pm Antonio Nalesso. Cibelli, non è nuovo a procedimenti penali. Un anno fa è stato condannato al pagamento di una sanzione da 2mila euro per eccesso colposo di legittima difesa, dopo aver tirato una testata sul naso a un automobilista fermato per controlli a Camerlata.

«Non ci ha mai chiesto scusa per l’accaduto. E anche questo lo troviamo incomprensibile» è la chiosa finale di Mantero.

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