Sorpresa dalle Partite Iva. Pagano più tasse dei dipendenti
Lo studio. L’Irpef degli autonomi vale il doppio dei lavoratori con il posto fisso
Lettura 1 min.C’è un dogma, nel dibattito pubblico italiano, che resiste a ogni crisi e riforma tributaria: l’idea che a pagare le tasse siano solo i lavoratori dipendenti e i pensionati. Una narrazione che dipinge il popolo delle partite Iva come una massa indistinta di evasori. A smontare questo teorema ci ha pensato l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre con un report che scuote la politica: in Italia, un autonomo versa mediamente all’erario 8.331 euro di Irpef all’anno. I dipendenti si fermano a 4.215 euro, i pensionati a 4.006.
Chi ha una partita Iva paga, in media, il doppio di chi ha un posto fisso (+98%). Calando i dati nella realtà della Lombardia, il fenomeno diventa un caso macroeconomico. Nella regione che produce un terzo del Pil del Paese, questo divario non è solo statistica, ma il motore che tiene in piedi il welfare nazionale.
La Cgia ribalta la prospettiva senza negare le sacche di sommerso: il punto è che chi ha una partita Iva ed è sopravvissuto alla selezione del mercato dichiara redditi mediamente più alti rispetto alle retribuzioni contrattualizzate. In Lombardia questa forbice si allarga. La regione vanta il gettito complessivo più alto d’Italia (oltre 35 miliardi). Qui il lavoro autonomo è fatto di professionisti ordinistici, consulenti ad alto valore aggiunto e subfornitori integrati nelle filiere globali. Nelle province di Bergamo, Brescia, Monza e Varese l’Irpef degli autonomi vola ben oltre la media nazionale, superando i 10.000 euro pro-capite.
Se la Lombardia è il motore, Milano è la capitale dei super-contribuent, seguita da Monza. Tuttavia, è uscendo dall’area metropolitana che si leggono le dinamiche dei distretti industriali: la provincia di Como si posiziona stabilmente nella parte alta della classifica nazionale, al 28° posto su 107, con una massa critica di oltre 439mila contribuenti totali. Nel territorio comasco, le oltre 20mila partite Iva non forfettarie e i circa 16mila autonomi censiti dall’Ufficio Studi spingono il prelievo fiscale ben sopra i parametri nazionali, riflettendo la ricchezza prodotta dalla filiera tessile e manifatturiera di fascia alta.
Il dibattito si è infiammato intorno alla flat tax al 15% fino a 85.000 euro di fatturato, definita da alcuni una “secessione fiscale”. La realtà lombarda è più sfumata: se nella fascia alta il vantaggio per le partite Iva è innegabile, sotto i 30mila euro la situazione si ribalta. Un giovane autonomo che fattura 25mila euro non ha tutele, ferie o tredicesima, ma affronta il costo della vita più alto d’Italia e contributi Inps al 26%. Per loro il fisco è una trincea quotidiana.
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