Addio a Carlo Ginzburg, padre della microstoria
Cultura Intellettuale e storico apprezzato in Italia e all’estero, rivoluzionò la storiografia avviando le proprie ricerche da storie marginali e aspetti della vita quotidiana delle classi subalterne
Lettura 2 min.È morto a Bologna Carlo Ginzburg, storico, saggista, considerato uno dei maestri della microstoria, corrente storiografica nata in Italia negli anni Settanta che ricostruisce la storia attraverso vicende di persone comuni. Gli studi di Ginzburg sono legati alla cultura popolare, alla stregoneria, alle eresie, alle credenze religiose dell’età moderna. Il suo fu un approccio rivoluzionario, sempre mirato a ricostruire i rapporti di potere tra classi dominanti e subalterne.
Le opere più note
Nella sua ricerca si è occupato in particolare della cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna. Tra i suoi libri più importanti “Il formaggio e i vermi”, scritto nel 1976 e appena ripubblicato da Adelphi che ne sta riproponendo le opere: nel saggio, considerato uno dei più importanti della storiografia italiana, ricostruì i processi contro un mugnaio friulano del Cinquecento che era accusato di eresia per le sue idee sull’origine del mondo e su Gesù Cristo. Il suo esordio però, anch’esso di successo, era stato nel 1996 con “I benandanti”, libro in cui raccontava di un culto pagano diffuso in Friuli tra il 1500 e il 1600 e da lui scoperto: si trattava di guaritori accusati di eresia dall’Inquisizione, i “benandanti”; appunto, il cui culto della fertilità secondo Ginzburg poteva essere ricondotto ad antiche credenze contadine diffuse in Europa Centrale. Con “Indagini su Piero. Il Battesimo, il ciclo di Arezzo, la Flagellazione di Urbino” del 1981 invece inaugurò la collana “Microstorie” della casa editrice Einaudi.
Noto in tutto il mondo
Era nato a Torino il 15 aprile del 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Levi in Ginzburg. Aveva studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale, poi al Warburg Institute di Londra. Insegnò in alcune delle più prestigiose università del mondo: Bologna, Harvard, Yale, Università della California a Los Angeles, Princeton. Poi tornò alla Normale di Pisa come docente di Storia delle culture europee.
A metà degli anni Sessanta i suoi studi sui processi dell’Inquisizione lo portarono a ricostruire la vicenda dei ’benandantì, i propiziatori di un culto della fertilità nel Friuli tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento. «I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento» nel 1966 fu la sua prima pubblicazione.
L’impegno per Bologna
Ha trascorso i suoi ultimi anni a Bologna, dove si vedeva spesso in centro. Ebbe due figlie con con Anna Rossi-Doria (poi ex moglie): Silvia, storica dell’arte, e Lisa, storica della filosofia e scrittrice.
«Apprendo con tristezza della scomparsa di Carlo Ginzburg, uno degli autori italiani più apprezzati al mondo, il cui pensiero ha segnato profondamente la storiografia contemporanea.Studioso rigoroso del pensiero politico, Ginzburg ha rivoluzionato il metodo storico grazie all’approccio della microstoria, offrendo chiavi di lettura inedite sulle complessità delle società del passato attraverso il racconto di storie marginali. Bologna lo ricorda non solo per il suo prezioso impegno accademico all’Università negli anni Settanta, ma anche per il suo ruolo nel consiglio di amministrazione dell’Istituzione Biblioteche tra il 2016 e il 2020» così lo ha ricordato il sindaco di Bologna Matteo Lepore. «Con Carlo Ginzburg scompare una figura tra le più brillanti del pensiero critico italiano che ha accompagnato la vita della nostra città. A nome di tutta l’Amministrazione esprimo il più sentito cordoglio alla famiglia e ai suoi cari.»
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