Altolago Art Fest, esperimento riuscito. Successo di pubblico nei cinque giorni di eventi
Rassegne L’ideatore: «Il dialogo con il territorio è stato forte. Durante la sfilata nel bosco tra Zelbio e Veleso abbiamo visto tante persone del posto»
Lettura 2 min.Ci sono almeno un paio di foto che riassumono il successo dell’edizione zero («un esperimento» nelle parole dell’organizzatore) di AltoLago Art Fest: due artisti soli su una roccia sullo sfondo del lago di Como che si infila tra le montagne e un gruppo di giovani sotto il cielo stellato, conquistati da un film.
Il festival si è svolto tra l’orto e il teatro di Zelbio, con un appuntamento all’osservatorio di Sormano, dal 25 al 30 agosto. «Nel realizzarlo avevo in mente le feste popolari dell’800, come si faceva una volta: una sagra che quest’anno è all’edizione zero ma che sarebbe bellissimo se durasse per cento e più anni».
Progetto nato dall’amore per i luoghi
A spiegarlo è l’ideatore della rassegna Simone Pozzi, in arte Simone Yang, regista e produttore da anni residente in Francia con la famiglia, ma originario di Como e, per un curioso caso della vita, legato proprio a Zelbio. «Alcuni anni fa i miei genitori hanno preso una casa qui: erano stati a una serata di Zelbio Cult ed erano rimasti profondamente colpiti dalla vitalità del luogo. Da allora ci torno sempre, per me è un buen retiro». E non è un caso che Altolago Art Fest abbia avuto proprio qui la sua edizione sperimentale: un luogo interno, tra i comuni meno popolosi della provincia, con 200 abitanti che vivono tra monti e lago.
In questa atmosfera intimistica - caratteristica che Pozzi ritiene fondamentale per l’identità del festival - alla fine del mese di agosto si sono alternate serate di musica, arti performative, teatro e cinema. Tanti gli ospiti internazionali come Vincent Moon, regista e documentarista francese che, oltre ad aver chiuso il festival con un mix di filmati di repertorio raccolti nella sua lunga esperienza in diverse parti del mondo e immagini lariane, ha realizzato nel corso di Altolago Art Fest video destinati a portare avanti la narrazione di questi luoghi interni proposta da Pozzi. E ancora Mario Caldato Jr., produttore dei Beastie Boys, João Pimenta Gomez, artista visivo portoghese e musicista, Lucky Salvadori, per anni chitarrista di Manu Chao, che ha dato vita al concerto più seguito della rassegna, e molti altri.
« Mi interessava capire cosa potesse accadere portando artisti provenienti da geografie e discipline molto diverse a trascorrere del tempo qui, confrontandosi con un territorio piccolo, con la sua scala, le sue storie e le persone che lo abitano - spiega ancora Pozzi - Il paesaggio non come scenografia, ma come materia di ricerca.Da qui anche il riferimento ai massi erratici, diventati l’immagine dell’edizione zero: grandi blocchi di granito trasportati dai ghiacciai e depositati migliaia di anni fa sulle montagne calcaree del Triangolo Lariano. Corpi provenienti da altrove che, nel tempo, sono diventati parte inseparabile del paesaggio».
Il successo dell’esperimento lo si misura nel numero di persone presenti agli eventi (tutti a ingresso libero) e nel loro entusiasmo: «Il dialogo con il territorio è stato forte - racconta Pozzi - Durante la sfilata nel bosco tra Zelbio e Veleso abbiamo visto tante persone del posto. Qualcuno poi è arrivato dal Messico, un turista spagnolo ha sentito la musica e si è fermato e poi ci sono stati molti più giovanissimi di quanto mi aspettassi».
Altolago Art Fest, insomma, è arrivato per restare, con un team di venti persone che affiancheranno Pozzi per le future edizioni e l’intenzione di espandere il raggio d’azione di un progetto che mira a guardare i nostri territori con occhi nuovi e innamorati: «Quest’anno ho avuto un grande appoggio dall’associazione Mondo delle uova, di Arosio, e da molti amici: grazie a tutti loro. Torneremo».
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