Amendola, la fotografia che fa parlare l’arte

La mostra Palazzo Reale lo celebra con 85 opere di grande formato: i classici da Michelangelo a Canova e Bernini. Trionfo di luci e ombre. Poi l’omaggio a maestri contemporanei come Nitsch, Burri e Vedova. E al Duomo di Milano

Lettura 2 min.

«La scultura è tutto per me, lavorando con le luci cerco di renderla viva, di farla parlare». Il pensiero e la sfida più autentica del grande fotografo Aurelio Amendola (Pistoia, 1938), famosissimo per i lavori in bianco e nero sulle sculture di Michelangelo, Canova e Bernini, si possono racchiudere in questa frase.

“Capolavori fotografati”

Il maestro toscano torna a esporre a Palazzo Reale a trent’anni dalla mostra “Cappelle Medicee” e il prestigioso spazio espositivo milanese ospiterà fino al 6 settembre la sua personale “Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo”.

«Attraverso 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, il progetto espositivo promosso dal Comune di Milano Cultura in collaborazione con l’Associazione Building - si legge nella presentazione - celebra gli aspetti più emblematici della ricerca di Amendola, figura centrale della fotografia d’arte contemporanea che, con il suo sguardo sensibile e intenso, si distingue per la capacità di attraversare la storia dell’arte e di trasformare la luce in racconto».

Cuore della mostra è il dialogo che il fotografo ha saputo instaurare, attraverso il proprio obiettivo, con alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte.

«È stato tramandato - ha detto all’inaugurazione Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale - che il filosofo Diogene, quello che molti conoscono perché cercava l’Uomo o, meglio, l’essenza della vera umanità con la lanterna in mano, avendo interrogato una statua e non avendone ricevuto alcuna risposta, avesse cinicamente commentato: “mi alleno a chiedere invano”. Se Diogene avesse potuto incontrare Amendola avrebbe dovuto mettere quanto meno in dubbio la sua affermazione perché Aurelio non solo parla con le sculture di Michelangelo, ma queste gli rispondono pure».

Amendola stesso racconta come, nel corso della sua sessantennale carriera, non abbia fatto altro se non seguire due consigli ricevuti, agli esordi da quel magnifico e raffinatissimo scultore, pure pistoiese, che fu Marino Marini: «Fai “parlare” le sculture con la luce e fai vedere alla gente quello che non vede».

Anche quando fotografa opere arcinote, in effetti, Amendola attraverso la sua “scrittura di luce” ci offre sempre nuove rivelazioni, scorci inediti, particolari inaspettati, altri punti di vista spesso inconsueti. «Durante questo viaggio - ha aggiunto un ispiratissimo Piraina - si è cimentato con la sua infinita perizia tecnica e quel senso di stupore e di purezza che alberga nel suo cuore, non solo con la forza di Michelangelo, la grazia di Canova e il movimento di Bernini; ha voluto anche capire il segreto della creazione delle opere di centinaia di artisti: come Burri faceva le sue combustioni, come Vedova lottava con la materia, o come Nitsch creava le sue opere d’arte totale».

E stato l’ultimo fotografo a ritrarre Andy Warhol e il primo a esporre all’Ermitage con il “suo” Michelangelo. In mezzo ci fu, nell’estate 1995, la grande mostra a Palazzo Reale, nella quale espose le fotografie delle tombe dei Medici di San Lorenzo a Firenze. Ora, trenta anni dopo, «ritorna a Palazzo Reale con lo stesso sguardo libero ed eternamente giovane».

La forza del contemporaneo

E regala anche un omaggio alla forza espressiva del contemporaneo, rappresentata da Alberto Burri, Emilio Vedova ed Hermann Nitsch, con immagini che rivelano tanto la vita segreta delle opere quanto l’identità profonda degli artisti. E, infine, offre una chicca ulteriore: la sezione dedicata al Duomo di Milano, con una serie di scatti inediti che indagano la Cattedrale come organismo plastico e materia scolpita: «Non solo architettura, ma vera e propria scultura attraversata dalla luce e dal tempo».

Ingresso gratuito fino al 6 settembre

La mostra “Aurelio Amendola. Capolavori fotografati” rimane aperta fino al 6 settembre al Palazzo Reale di Milano (metro Duomo) ed è promossa dal Comune di Milano – Cultura in collaborazione con l’Associazione culturale Building. Orari: da martedì a domenica 10-19.30 (giovedì 22.30). Lunedì chiuso. Ingresso: gratuito. Sito: www.palazzorealemilano.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA