È morta Dolly Parton, la regina del country
L’artista Autrice di pezzi iconici come “Jolene” e “I will always love you”, ma anche attrice, imprenditrice e filantropa che ha lasciato il segno in tantissimi ambiti della cultura globale
Lettura 2 min.Addio a Dolly Parton: la straripante regina del country amata da tante generazioni per successi iconici come “I Will Always Love You”, “9 to 5” e “Jolene” ha chiuso gli occhi per sempre a Nashville a 80 anni, dopo un anno segnato da una serie di problemi di salute mai veramente specificati che l’avevano costretta a cancellare una residenza al Ceasar’s Palace di Las Vegas e poi, più di recente, a uscire in piazza per rassicurare i fan: «Non sono ancora morta». In agosto l’ultima cancellazione di un evento a Dollywood, il suo parco a tema ai piedi delle Great Smoky Mountains del Tennessee.
La notizia della scomparsa è stata annunciata dal nipote Bryan Seaver in un video pubblicato sui social: «È morta in pace».
Non solo una cantante
Parton è stata soprattutto una cantante, ma non solo: autrice (un romanzo nel 2022 in coppia con il re del thriller James Patterson), attrice di cinema, intrattenitrice, imprenditrice e filantropa, la storia di riscatto dalla povertà della esuberante proto-femminista degli Appalachi è entrata nell’immaginario collettivo dell’America di ogni colore politico e ogni classe sociale grazie a brani come Coat of Many Colors e My Tennessee Mountain Home.
Dolly per anni ha avuto un segreto: la love story con Carl Dean. Proprietario di una ditta che asfaltava le strade, il marito che per sei decenni era rimasto al suo fianco dietro le quinte l’aveva fatta innamorare a 18 anni ed era stato l’involontaria ispirazione di Jolene. Carl è morto nel marzo 2025 e da allora Dolly non è stata più la stessa.
L’omaggio di Trump: «Non c’è mai stata, né mai ci sarà un’altra come lei»
Pur avendo rifiutato l’offerta di Donald Trump di una Medaglia della Libertà e pur essendo chiaramente allergica alle politiche del tycoon (tra le tante sfide la maxidonazione che all’inizio del Covid contribuì alle ricerche sui vaccini contro la pandemia della casa farmaceutica Moderna), Parton fu essenzialmente una unificatrice. «C’è qualcosa su cui andiamo tutti d’accordo?», si chiese nel 2019 il New York Times: «Sì, Dolly Parton». E oggi il presidente le rende omaggio: «È una perdita enorme per milioni di persone. Non c’è mai stata, né mai ci sarà, un’altra come lei. In suo onore, dispongo che la bandiera americana venga abbassata a mezz’asta in tutti gli Stati Uniti per una settimana».
Il suo era un country-chic
Autrice di oltre 3000 canzoni interpretate oltre che da lei da artisti come Tina Turner, Norah Jones, i White Stripes, Merle Haggard, RuPaul e Whitney Houston, Dolly seppe sfruttare con astuzia - e in un certo senso trascendere - gli stereotipi e il kitsch del mondo rurale, creando uno stile country-chic tutto suo che nella canzone Backwood Barbie definì «l’idea di glamour di una ragazza di campagna.
Nonostante la voce da soprano a tratti quasi fanciullesco, Dolly Parton era tutto fuorché la «bionda stupida» evocata nel nel singolo del 1966, Dumb Blonde. «Ho creato tutto questo e ci ho giocato sopra: il trucco, l’intero personaggio», disse nel 2002 al New York Times, alludendo sia alla chirurgia plastica che ai colloquiali e inconfondibili ’Dollyismì, le battute e gli aforismi che erano diventati parte integrante del suo personaggio: «Ma non sono solo questo e spero che la gente capisca che sotto i capelli c’è un cervello, sotto le tette c’è un cuore e sotto tutto il resto c’è il talento».
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