Giappone più vicino all’Occidente. Il merito di un “Gatto” letterario

L’edizione. Neri Pozza ripropone un grande romanzo dello scrittore Natsume Sōseki morto centodieci anni fa. Un maestro di pensiero e di vita che ha influenzato gli autori successivi e anche la cultura europea

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Ritorna dopo vent’anni dalla prima traduzione italiana il romanzo “Io sono un gatto” dello scrittore giapponese Natsume Sōseki (1867/1916), capolavoro nei decenni delle aperture del Giappone verso l’Occidente.

È in libreria nella traduzione scorrevole e coinvolgente di Gala Maria Follaco in un volume in mini-formato, edito da Neri Pozza.

Zen e haiku

Sōseki è uno pseudonimo (vero nome è Kinnosuke) e significa “pietra degli sciacqui”, che deriva dallo “zen”, una delle tre componenti della sua formazione intellettuale: “haiku” e letteratura inglese sono le altre due. Romanzo d’esordio, esce a puntate sulla rivista letteraria “Hototogisu” da gennaio 1905 a luglio 1906. Ironico e divertente, ottiene un successo immediato.

Natsume Sōseki è considerato il maestro di pensiero e di vita che apre la strada a Tanizaki, a Kawabata, a Mishima. Ultimogenito di una famiglia numerosa, si laurea in inglese all’Università di Tōkyōe incomincia a insegnare nella capitale e in provincia. Nel 1900 viene inviato a Londra con una borsa

di studio di due anni per approfondire la lingua e le teorie letterarie. E’ un periodo difficile anche per la fragile salute: depressione e primi sintomi dell’ulcera che lo porterà alla morte prima dei cinquant’anni. Al rientro gli viene affidata, presso l’Università Imperiale, la cattedra vacante di Lafcadio Hearn, lo scrittore americano naturalizzato giapponese da poco scomparso.

Accademico creativo

Alla professione accademica affianca un’intensa attività artistica e, quando il quotidiano “Asahi Shinbun” gli propone di scrivere romanzi per i lettori, lascia l’università e accetta l’offerta. È nato il moderno letterato che si mantiene con il lavoro creativo del romanziere e quello teorico del saggista. “Io sono un gatto” segna una svolta. Dopo l’apertura del Giappone all’Occidente nella seconda metà dell’800, erano stati tradotti i grandi autori Tolstoi, Ibsen, Dostoevskij, Zola e gli scrittori giapponesi avevano iniziato a comporre romanzi ispirati al realismo europeo, al naturalismo in particolare.

Attingendo alle vicende personali, narravano amori infelici, malattie, adulteri, esperienze negative. Tutti in prima persona, diedero origine alla pletorica fioritura dello “shishosetsu”, il romanzo dell’io o romanzo confessione, genere di ispirazione autobiografica.

Anche Natsume Sōseki usa l’”io” e, con ironia, lo pone addirittura nel titolo. Poi si cela sotto le spoglie di un gatto senza nome dal pelo giallo e grigio chiaro che osserva con disincanto il mondo e in più veste i panni del professore di inglese nella cui casa il felino filosofo si è intrufolato. La casa, chiamata Caverna del Drago in Letargo (un nome, un programma), frequentata da intellettuali eccentrici, è il microcosmo dove l’autore inserisce le sue caricature. Il professore dai folti baffi neri, irti e scomposti, misantropo, misogino, butterato nel viso e sofferente di stomaco, è ritenuto un “grande studioso”, anche se il suo inglese non è proprio brillante: improvvisa “haiku”, recita canti “Nō”, strimpella il violino, dipinge con gli acquarelli con scarsi risultati, compra libri che non legge e, se legge, subito si appisola. C’è l’esteta dagli occhiali d’oro, facondo affabulatore.

C’è il cultore del buddhismo zen fanatico e incoerente. C’è il poeta che, su ordinazione, compone poesie d’occasione. Con bonarietà,con irriverenza, ma più spesso con sarcasmo è l’ambiente intellettuale del tempo a essere il bersaglio dei caustici strali dell’io narrante. Sono messi alla berlina le consuetudini sociali, le credenze religiose, il mondo degli affari, il conformismo letterario del tempo, l’infatuazione generale per tutto quanto è occidentale…

A oltre cento anni di distanza “Io sono un gatto” di Natsume Sōseki non ha perso la sua carica satirica. E’ un romanzo allegro e importante, scritto per il divertimento di lettrici e lettori. Di ieri e di oggi.

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