Il teatro di comunità tra i cortili e i borghi vista lago

L’intervista Davide Marranchelli, attore, regista e direttore artistico. Segue dal 2021 il progetto “Residenza 418”, laboratorio teatrale a Palanzo

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Si sono chiuse ieri le candidature per la nuova edizione - la quinta - di “Residenza 418”, l’incubatore artistico ideato e organizzato da Mumble Teatro insieme al Comune di Faggeto Lario. Una residenza artistica è un progetto che propone agli artisti ritagliarsi del tempo per lavorare insieme, fuori dal loro ambiente abituale. Il nome è un omaggio ai 418 metri di profondità del lago e questo luogo, in cui artisti provenienti da tutto il mondo si ritrovano ogni anno dal 2021, rappresenta un ambiente di crescita e di sperimentazione. Il teatro come rito comunitario: è questa la filosofia alla base del progetto - ideato da Mumble Teatro - che da alcuni anni trasforma il piccolo borgo di Palanzo, frazione di Faggeto Lario, in un palcoscenico a cielo aperto. «Negli anni abbiamo visto come l’incontro tra artisti e abitanti generi qualcosa di unico - sottolinea la sindaca Angela Molinari - il teatro entra nelle case, ma soprattutto nelle relazioni». Quest’anno la residenza si terrà dal 9 al 19 luglio e coinvolgerà anche i comuni limitrofi, con l’obiettivo di estendere il progetto lungo la sponda del lago. Non solo: la call, che si è appena chiusa, è stata rivolta, oltre che ai professionisti del settore, a chiunque volesse mettersi in gioco. A raccontare il progetto e il tema di quest’anno, “I miracolati”, è il direttore artistico, regista e attore Davide Marranchelli.

“Residenza 418” giunge alla sua quinta edizione. Quando avete iniziato nel 2021, in un momento non facile per lo spettacolo dal vivo, vi aspettavate questo percorso?

Onestamente no. Quando abbiamo iniziato questa residenza non immaginavamo di arrivare all’edizione 2026. Oggi il nostro desiderio è ampliare ancora di più il progetto: ci sono idee in sviluppo e collaborazioni in Italia e all’estero per il 2027, per partire da Faggeto Lario ma costruire un percorso che possa coinvolgere altri borghi, in Italia e non solo.

La vera novità del 2026 è infatti l’apertura della call anche a non professionisti e cittadini senza alcuna esperienza pregressa nel settore. Perché questa scelta?

Il teatro, per come lo intendiamo noi con Mumble Teatro, non è una questione di pura tecnica esibita, ma di incontro. La call punta a creare un gruppo eterogeneo dove attori professionisti provenienti da tutta Italia lavorano fianco a fianco con gli abitanti del territorio e con semplici appassionati. Non solo: nel tempo abbiamo anche cercato di spaziare tra le arti, per cui tra i professionisti partecipanti abbiamo voluto inserire non solo attori e attrici, ma anche danzatori e danzatrici, musicisti e musiciste e altre figure. Crediamo fortemente in uno scambio orizzontale: ognuno porta il proprio bagaglio, le proprie storie e le proprie fragilità. Questo cortocircuito tra le competenze del performer e l’autenticità del cittadino genera una verità scenica unica.

Per dieci giorni a luglio Faggeto Lario e i comuni limitrofi diventeranno un laboratorio diffuso. Come ha reagito il paese e come reagiranno i nuovi?

Ha reagito e reagisce aprendo quella porta, nonostante qualche - giustificata - perplessità iniziale di chi non era abituato a situazioni del genere: questa è la cosa più bella. Noi non usiamo i luoghi teatrali canonici, dato che prove, momenti di studio e spettacolo finale si svolgono all’interno del tessuto del borgo. In quei giorni ci muoviamo tra cantine, cortili in pietra, giardini privati e vicoli; gli abitanti non sono spettatori passivi che comprano un biglietto, ma diventano co-creatori, custodi degli artisti e, in molti casi, parte integrante della messinscena.

Come si diceva, l’idea è quella di estendere il progetto lungo la sponda del lago, nel resto d’Italia e anche all’estero. Qual è il futuro di “Residenza 418”?

Quest’anno iniziamo appunto a coinvolgere le altre frazioni di Faggeto e i comuni limitrofi, ma l’obiettivo a lungo termine è più ambizioso. Stiamo già lavorando a partnership oltre il territorio e vogliamo che il modello di Palanzo — esportabile e replicabile — diventi un format per connettere altri piccoli borghi italiani e internazionali che soffrono di isolamento culturale. Partiamo dalle nostre radici, dal lago di Como, per costruire una rete di “teatro di comunità” senza confini.

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