Immaginare il futuro, tra corpi e acqua
Biennale di Venezia Il padiglione più discusso è quello dell’Austria: una donna nuda suona l’apocalisse climatica. Ma al centro del dibattito anche la fertilità, tra i bambolotti del Giappone e le gare di spermatozoi della Danimarca
Lettura 2 min.Se la donna che penzola nuda da una campana fuori dal padiglione Austria alla Biennale di Venezia è la performance più citata della manifestazione culturale, non è la sola a fare i conti con l’attualità accettando di scandalizzare lo spettatore.
Pornografia e uso delle immagini
Basta varcare la soglia del padiglione Danimarca per rendersene conto. “Things to come” (Ciò che verrà) di Maja Malou Lyse mette in scena un futuro già presente, fatto di algoritmi, schermi giganti, pornografia, statistiche sulla fertilità e banche del seme. Il visitatore è circondato da pareti su cui un video mostra un gruppo di celebri porno attori e attrici muoversi in un laboratorio della fertilità di Cryos, la più grande banca del seme del mondo. È un futuro decisamente diverso da quello che ci si è immaginati per un secolo intero, se si considera come data di nascita della fantascienza l’aprile del 1926, con la prima uscita della rivista americana “Amazing Stories” di Hugo Gernsback.
Quella fantascienza fatta di robot e macchine senzienti, viaggi interplanetari, astronavi ed esploratori spaziali raccontava un futuro che non coincide del tutto con il nostro presente. Non è più l’altro da sé e lontanissimo che si vuole esplorare, ma il sé, il corpo con le sue potenzialità e i suoi limiti. Basta leggere i giornali (i nazionali tanto quanto i locali) per rendersene conto: in Europa il dibattito sul futuro dell’umanità passa ormai molto di più dai laboratori di fertilità che dalla ricerca spaziale. Lyse non parla solo di riproduzione biologica, come specificato nella spiegazione all’ingresso del padiglione, ma anche della fertilità dell’immaginazione e del modo in cui creiamo immagini con cui raccontare il mondo. Immagini che finiscono poi per cambiare anche noi.
Con “Things to come” il visitatore è accompagnato poi fino a una fila di celle frigorifere ideate per conservare sperma, nello specifico seme donato ma poi scartato per via della scarsa motilità degli spermatozoi. All’interno di queste celle simili ad astronavi (il primo oggetto veramente riconducibile a un immaginario fantascientifico e futuristico incontrato nel padiglione) ci sono schermi su cui vengono mostrate le “sperm racing”, le gare di sperma. Si tratta di un nuovo sport molto diffuso nella manosfera (insieme di comunità online incentrate sulla mascolinità estrema e sui ruoli di genere) in cui, semplicemente, vince chi mette a disposizione gli spermatozoi più veloci in vere e proprie gare, con tanto di pista. La Danimarca non è l’unico Paese a usare il tema della fertilità per parlare di presente e immaginare il futuro: non sorprende che l’altro Paese sia il Giappone, uno dei posti al mondo, insieme all’Italia, con la popolazione più anziana e dove tra 2020 e 2025 il numero dei residenti è diminuito di 3 milioni di persone. Il padiglione giapponese, “Grass babies, moon babies” (Bambini dell’erba, bambini della luna) è invaso da bambolotti dalle fattezze molto realistiche posizionati ovunque, su impalcature e ponteggi. Per attraversare il padiglione l’artista Ei Arakawa-Nash invita a farsi affidare un bambolotto - pesano tutti cinque chili - e tenerlo con sé fino alla fine del percorso, con la possibilità di simulare un cambio di pannolino per avere una sorpresa: un qrcode che mostra al visitatore una poesia.
Fino al destino della laguna
L’attenzione maggiore resta però quella generata dal padiglione Austria, dove “Seaworld Venice” (Venezia sottomarina) di Florentina Holzinger gioca con una visione del futuro che è lente per leggere il presente, proprio come negli altri due padiglioni citati. Superata la campana umana, lo spettatore è invitato a urinare in wc predisposti ad hoc per contribuire alla vita interna dell’opera: un sistema idraulico dove lo scarto organico viene riutilizzato. Una performer nuda riposa su un letto in una teca piena d’acqua ottenuta dall’urina, un’altra guida una moto in moti concentrici nell’acqua depurata, schizzando gli spettatori, altre tre, sempre nude, simulano una deposizione del Cristo. Tre scene che simulano tre scenari presenti e presagi del futuro: l’acqua come risorsa di un fragile ecosistema lagunare, il sovraffollamento turistico e i rifiuti prodotti dall’umanità.
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