L’hotel di Terragni in una via a due facce

Antico e moderno si fronteggiano lungo la strada dedicata a Giuseppe Garibaldi. La fontana progettata da Di Salvo e Minoli ricorda la presenza di uno storico fontanile

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La via Giuseppe Garibaldi fa parte della Contrada di Porta Sala, come sta scritto sulla facciata dello storico bar-tabacchi Rezzonico, situato a metà della via. La porta Sala, rappresentata nell’affresco del XVII secolo conservato nel Vescovado di Como, si trovava allo sbocco di via Garibaldi in piazza Cacciatori delle Alpi. L’insieme difensivo di porta Sala e della muratura del XII secolo, venuta alla luce al n. 33 della via, fa supporre che sul lato fronteggiante il porto della “Jasca” venisse ripreso il corso delle mura federiciane. Seguendo la direzione dell’attuale via Garibaldi le mura federiciane sarebbero quindi arrivate sino a porta Sala per chiudere il lato verso lago; dalla porta usciva la strada che collegava la città alla strada Regina e quindi saliva verso il colle di San Fermo.

La via è dedicata a Giuseppe Garibaldi perché il 27 maggio 1859, dopo aver sconfitto le truppe austriache a San Fermo, il condottiero è entrato in Como attraverso porta Sala con i Cacciatori delle Alpi. Il fascino di via Garibaldi sta proprio nel fatto che sul lato delle mura sono presenti case antiche, risparmiate dalle demolizioni del secolo scorso, e verso piazza Jasca sono presenti moderne case, nate dall’apporto innovativo del razionalismo. È bello percorrere la via salendo da piazza Volta verso piazza Cacciatori delle Alpi ed avendo come sfondo il colle del parco della Spina Verde.

Graffiti floreali

All’inizio della via (n. 1, n. 15) si incontrano le due case del laboratorio La Pasta e dell’oreficeria Fasola con le facciate trattate a graffito di colore seppia, restaurate alla fine del secolo scorso. Il graffito ha le decorazioni composte da elementi architettonici e da motivi floreali; i balconi hanno le ringhiere in ferro battuto con le spirali sporgenti sulla strada. Dopo l’ottocentesca e caratteristica casa gialla (n. 19) si trova la casa dello storico bar-tabacchi Rezzonico, che raggiunge l’angolo di via Alessandro Volta. L’antico edificio, di soli tre piani, ha la facciata color mattone scuro, su cui spicca la scritta dell’antica Contrada; sotto la partitura ottocentesca delle finestre sono celate antiche aperture, in parte visibili all’angolo di via Volta. Sul lato opposto (n. 2) spicca il nitido volume dell’albergo Posta, progettato nel 1929 dall’architetto Giuseppe Terragni e dall’Ingegnere Attilio Terragni all’angolo di piazza Volta. Le prime proposte razionaliste dei fratelli Terragni non hanno avuto l’approvazione degli uffici comunali; è stato quindi realizzato un compromesso tra la soluzione classica dell’impianto e il respiro razionalista degli interni e delle aperture; l’albergo Posta rappresenta così un momento architettonico emblematico nel centro storico in trasformazione.

Proseguendo, all’angolo tra via Garibaldi e via Giovan Battista Grassi si trova Casa Meda, progettata nel 1936 dall’ingegnere Luigi De Conturbia dell’ufficio tecnico comunale. Scrive lo storico Fabio Cani in “XXCO. L’architettura del XX secolo in provincia di Como 1900-1945”, Nodo libri, Como 2016: «Lo stile adottato rispecchia in una certa misura il Déco, di cui riprende alcuni elementi decorativi geometrici, soprattutto negli allestimenti interni». L’edificio riflette le tendenze europee dell’epoca, in particolare nelle alte vetrate di negozi e mezzanini e nei balconi diversi per posizione e forma. Nel ridisegno di fine del secolo scorso, dell’arredo urbano della zona, all’angolo tra via Garibaldi e via Grassi è stata inserita una interessante composizione d’acqua a ricordo dell’antico fontanile. La forma della nuova fonte, progettata dall’architetto Mario Di Salvo e dall’artista Paolo Minoli, è a semicerchio lastricato in porfido, sollevato leggermente per accogliere l’acqua che scorre e si insinua sotto il selciato. Al centro si eleva la scultura protesa verso l’alto con i nastri d’acciaio piegati in tratti orizzontali e verticali in perfetto equilibrio.

Trasformazioni urbane

All’angolo opposto, tra via Garibaldi e via Grassi, spicca Casa Onnis, progettata nel 1929 dall’ingegnere Adolfo Dell’Acqua. Scrive nel merito lo storico Fabio Cani nel libro di cui sopra: «Ristrutturazione di un caseggiato ottocentesco, del quale viene sostanzialmente conservata la volumetria, l’edificio di via Garibaldi è uno dei più interessanti esempi di stile Déco a Como, frutto di un’attenta calibrazione dei dettagli decorativi sullo sfondo neutro e chiaro delle pareti». Sopra i tre portali sporgono i balconi con portefinestre incorniciate da timpani spezzati; le facciate sono arricchite da zoccolatura e marcapiano in serizzo della Val Masino. Casa Onnis è un simbolo della trasformazione urbana di via Giuseppe Garibaldi, dove si intrecciano armonicamente la storia e la modernità.

L’imponente edificio, in cui ha sede la Cassa Lombarda (n. 30), ha la facciata in stile eclettico con balconate di varia lunghezza che movimentano la lunga parete; entrando nell’androne si ammira l’ampio cortile colonnato, che con un’arcata passante conduce al secondo cortile e al giardino. Segue la casa dello storico negozio Frigerio Dischi, progettata dall’ingegnere Armen Manoukian negli anni Sessanta, con l’originale ingresso posto sull’angolo. La casa non è razionalista, ma fa parte dell’architettura organica, portata avanti in Lombardia dallo studio BBPR, autore della Torre Velasca a Milano. La via termina, all’incrocio con via Felice Cavallotti, con il portico d’angolo a pilastro tondo, che ha ospitato per anni la sede della Cementeria di Merone e ora ospita Facile.it.

Ritornando sul lato opposto della via, all’incrocio con via Volta si incontra l’Hotel Plinius, edificio post-moderno progettato dall’architetto Gilberto Marziano; il piano terreno è caratterizzato dalla serie di aperture ad arco ribassato. Si incontra poi l’altro edificio progettato dall’ingegnere Armen Manoukian (n. 33), dove all’ingresso è messa in giusta luce la muratura federiciana del XII secolo. La facciata è giocata con sapienza nei diversi spessori degli sporti delle fioriere e dei balconcini, secondo la lezione organica della BBPR (sperimentata a Como nell’edificio “i Faggi” di via Tommaso Grossi). Al n. 45 si è conservato l’edificio settecentesco di colore giallo, che ha mantenuto il calibro stretto della via e quindi mostra il fianco in pietra a vista con alcuni blocchi lapidei dell’edificio adiacente demolito. La seconda casa settecentesca (n. 53) è di un caldo colore rosa ed ospita a piano terra il punto di ristoro Donnarumma.

Di seguito vi è la casa progettata dall’architetto Francesco Castiglioni negli anni Sessanta (n. 57, n. 61), con i negozi a piano terra, gli uffici al primo piano, le residenze ai piani superiori. La gronda ha la curvatura concava che riprende quella del Collegio Gallio, del quale è ripreso anche il caldo colore della facciata. La via termina, all’incrocio di viale Varese, con il Palazzo Barazzoni, progettato nel 1925 dall’ingegnere Gianni Mantero, che con l’edificio ha definito l’importante angolo urbano. La curvatura dello spigolo ha a suo tempo suscitato polemiche nell’opinione pubblica, forse perché innovativa. L’elaborata zoccolatura e gli eleganti contorni alle finestre sono in travertino; i balconi al primo piano hanno parapetti lapidei e ai piani superiori semplici ringhiere in ferro, ottenendo così un alleggerimento del volume verso l’alto. L’intonaco originario era scuro e contrastava con il travertino; ora è molto chiaro; vi è inserita la dedica “via Giuseppe Garibaldi 1807-1882”. Il palazzo segna il passaggio dell’architettura di Gianni Mantero dall’eclettismo al razionalismo.

Il tracciato di via Garibaldi costituiva lo storico “limes” tra la Contrada di Porta Sala e la zona lacuale del porto della Jasca; la zona portuale è stata, negli ultimi due secoli, completamente edificata con caseggiati in cui si intrecciano storia e modernità. Percorrere via Garibaldi è molto piacevole, sia per le presenze storiche rimaste sul lato est, sia per le presenze moderne del lato opposto, che dal razionalismo dei fratelli Terragni vanno all’architettura organica di Armen Manoukian. La via è fortunatamente a traffico limitato e si prolunga in dolce pendenza sul “cannocchiale prospettico” che va dalla piazza Cacciatori delle Alpi, alla via Tolomeo Gallio, alla scalinata di viale Tokamachi e raggiunge la stazione ferroviaria di San Giovanni.

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