«Mi credevano pazzo ma il lavoro giusto fa davvero miracoli»
L’intervista. Nico Acampora, fondatore di PizzAut Ets dove 46 persone con disabilità hanno un lavoro. Ospite oggi a Zelbio Extra Cult insieme a loro
Lettura 3 min.Per una sera, che si annuncia specialissima, Zelbio diventa Extracult. Una variazione giustificata, sia perché, oggi si terrà un evento “fuori calendario” sia perché si tratta di un appuntamento importante che vuole coinvolgere tutta la comunità di residenti e ospiti. Parliamo di “La bontà e l’inclusione: una serata con PizzAut”. A partire dalle 18, nella consueta sede del Teatro di Zelbio, in piazza Rimembranza, 1, Armando Besio, ideatore e curatore della rassegna di “Incontri d’autore su quell’altro ramo del lago di Como”, dialogherà con Nico Acampora, fondatore e presidente della Fondazione PizzAut Ets. Visionario, ma anche decisamente capace di dare concretezza alle utopie, per sé e soprattutto per gli altri, Acampora parlerà del suo libro “Vietato calpestare i sogni. La straordinaria storia di PizzAut e dei suoi ragazzi”, edito da Solferino. Sarà l’occasione per ripercorrere la davvero esemplare strada compiuta in nome della giustizia, dei diritti e dell’inclusione. Al termine dell’incontro, poi, un momento non meno intenso. Davanti al teatro, tutti i partecipanti potranno degustare le pizze preparate di ragazzi di PizzAut che arriveranno nel paesino affacciato sul lago, a bordo del PizzAutobus. Acampora è stato nominato Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Acampora, com’è successo che il PizzAutobus arriverà fino a Zelbio?
L’iniziativa nasce grazie alla proposta di Marco Bordoli (uno degli amici – fondatori del gruppo storico di Zelbio, grande supporter della rassegna culturale ndr). Con lui abbiamo già realizzato diversi progetti, visto che condividiamo molti valori. Questa volta, ci ha invitati a salire in paese per questo appuntamento speciale di Zelbio Cult. Il pretesto è parlare del mio libro, ma il momento più bello sarà proprio l’incontro con i ragazzi che verranno a Zelbio come lavoratori. Tengo molto a dirlo. Non ci sono passerelle. Il tema centrale è proprio il lavoro che fa davvero miracoli. Vogliamo dimostrare che, nonostante la diagnosi di autismo, compiere il progetto di una vita realizzata e autonoma è possibile.
Del resto, PizzAut è una realtà solida, ci racconta dei locali aperti e funzionanti dove opera?
Oggi sono due, il primo a Cassina de’ Pecchi, aperto nel 2021, e il secondo a Monza, inaugurato nel 2023 dal Presidente Mattarella. La notizia è però che, presto, i locali attivi saranno tre. Stiamo infatti per aprire una nuova pizzeria nella sede dell’Università IULM a Milano. Sarà la prima università al Mondo ad ospitare un ristorante interamente gestito da persone autistiche, in un progetto di collaborazione a 360 gradi.
Tutti questi spazi sono interamente gestiti da persone autistiche, quarantuno più cinque ragazzi neurotipici, che lavorano in varie mansioni, in cucina e in sala. Qual è il valore del lavoro per chi è colpito da autismo?
Io dico sempre che il lavoro fa miracoli. I ragazzi, che entrano in PizzAut dopo un percorso professionale, completamente gratuito, nella nostra AutAcademy, diventano davvero dei lavoratori capaci, straordinari. Hanno uno stipendio vero con tredicesima e quattordicesima, firmano un contratto a tempo indeterminato. A volte, scherzando, dicevo che prima, questi nostri ragazzi erano un “costo” per lo Stato che pagava loro le cure e la pensione. Ora sono una vera risorsa per tutta la collettività perché svolgono un servizio, sono autonomi e pagano le tasse.
Insomma, una storia di riscatto che ormai tutti conosciamo. Ci sono state difficoltà in questo percorso?
Le difficoltà sono state grandissime, anche perché, all’inizio, nessuno ci credeva. Quando lanciai il progetto, qualcuno mi scrisse che «ero più handicappato dei miei ragazzi». In più una dottoressa, ne scrivo nel libro, mi liquidò con una frase che è impressa nella mia memoria: «Acampora, lei è il solito padre frustrato che non si arrende alla disabilità di suo figlio e si inventa progetti irrealizzabili».
Una sentenza dura e spietata...
Per me, devo dirlo, è stata un potente stimolo a continuare, a non arrendermi, perché, come dice il motto di PizzAut, da noi “è vietato calpestare i sogni”. A quelle parole senza appello abbiamo risposto con trecentomila pizze e soprattutto con un percorso di autoaffermazione da parte dei nostri ragazzi.
Le crisi come opportunità, dunque?
Bisogna sempre ragionare così. Per esempio, tre anni dopo l’apertura del primo ristorante, scoppiò il Covid 19. La pandemia avrebbe potuto decretare la fine di PizzAut, ma noi ci inventammo il PizzAutobus, per portare ai clienti non solo le pizze ma tutta la pizzeria, nel pieno rispetto delle distanze imposte dalla legge.
Chi le dà tutto questo coraggio?
Più che il coraggio, mi hanno mosso l’amore e la disperazione. Quando in una famiglia arriva la diagnosi di autismo severo, come è capitato a me, o si reagisce o tutto finisce. Ho reagito.
E poi sono arrivati i riconoscimenti a livello nazionale...
Questo è importante perché ha fatto sì che oggi, in Italia, si parli di autismo tutti i giorni e non solo il 2 Aprile. Lo dobbiamo anche al Presidente della Repubblica che venne a mangiare da noi a Monza. In più, a reti unificate, nel discorso alla Nazione di fine anno, il 31 dicembre del 2024, Mattarella parlò di PizzAut dicendo: «Nei sorrisi e nel lavoro dei ragazzi di PizzAut, ho ritrovato i valori della Costituzione Italiana. Sono un gruppo di sognatori che cambia la realtà».
Un giudizio meraviglioso...
Sì e rimarrà per sempre nella mia memoria, come la visita di Sua Santità Papa Francesco che indossò il grembiule di PizzAut e disse un’altra frase storica: «Esiste un’economia che scarta gli uomini. Voi state dimostrando che un’altra economia è possibile».
PizzAut è un format riproducibile?
Certamente! Infatti, in Italia, stanno nascendo molte realtà di inclusione simili. Alcune nell’ambito della ristorazione, altre in altri settori merceologici. I nostri figli possono fare tutto, se vengono predisposte condizioni corrette e adatte al loro lavoro. Io, tra i miei ragazzi, ho persone con forme di autismo severe che però riescono a diventare autonome e professionali.
Il sogno continua, insomma, con quali obiettivi?
Vogliamo prima di tutto che si diffonda, ancora di più, nella società, nelle scuole, la sensibilità sull’autismo. È un’urgenza. Inoltre, il prossimo sogno è il progetto “Casa Autentica”. Vogliamo creare case sicure, nei pressi dei ristoranti, per dare ai ragazzi una opportunità di autonomia abitativa. Un altro passo per l’inclusione.
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