«Disastro diossina, tanta memoria da salvare: non siamo stati soltanto vittime»

L’idea Un’associazione di Seveso sta raccogliendo interviste ai testimoni del disastro del 1976. Biggi ricorda i consigli di fabbrica e la scuola occupata: «La spinta della popolazione va narrata»

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Il ricordo più chiaro di quei giorni di luglio 1976 per Davide Biggi è l’immagine di uomini bardati in tute bianche che entrano nella scuola appena fatta evacuare e da cui è uscito anche lui, a Seveso. «Ricordo di essermi chiesto se stessero esagerando loro o se fino a quel momento fossimo stati in pericolo noi studenti» racconta Biggi, membro del gruppo “Seveso memoria di parte” al circolo Arci Terra e Libertà di Cantù, il 10 luglio di cinquant’anni dopo, ricordando i giorni immediatamente successivi al disastro ambientale provocato dall’Icmesa e che ha costretto circa 700 persone ad abbandonare le proprie abitazioni e un’intera area della Brianza a temere per la propria incolumità per anni.

Episodi da non oscurare

Un secondo ricordo affiora alla mente di Biggi mentre parla con il pubblico ed è anche questo legato all’ambiente scolastico: «Alle superiori, che erano vicine alle scuole medie che frequentavo - spiega - ci furono occupazioni e assemblee di studenti per settimane. Io e i miei amici avevamo dodici anni e provavamo a entrare, ma ci cacciavano, però eravamo affascinati da questi raduni».

Quindi toccò alla grande assemblea civica organizzata dia consigli di fabbrica di Cesano Maderno, un’altra memoria indelebile per Biggi che contribuisce a costruire il quadro di una storia diversa da quella comunemente raccontata intorno al disastro di Seveso del 10 luglio 1976, il primo grande disastro industriale della storia europea. «A ottobre ci fu una sorta di sciopero cittadino spontaneo - prosegue - Sono episodi come questo che ci tengo a raccontare quando parlo di Seveso, perché questa è una parte della storia che non viene spesso raccontata ma che è fondamentale raccontare perché la popolazione allora non fu solo vittima, ma volle anche essere protagonista dei fatti: il Bosco delle Querce, per esempio (area boschiva pubblica sorta sopra le vasche che contengono i corpi degli animali morti a causa della diossina e ogni materiale proveniente dalla cosiddetta zona A, interamente bonificata, il tutto sepolto sotto terra, ndr) è il risultato di una mobilitazione della popolazione che ha rifiutato altre soluzioni proposte, come quella di un inceneritore».

I lavori in corso in Pedemontana

Fatti che, in questa prospettiva, sono raccontati nel fumetto “Strada senza uscita” voluto proprio dall’associazione “Seveso memoria di parte” insieme al coordinamento No Pedemontana, per cui la vicenda della diossina è tornata di attualità con l’apertura dei nuovi cantieri per i lavori di ampliamento della Pedemontana.

L’associazione di cui fa parte Biggi sta contribuendo da diverso tempo ad accompagnare Sara De Toni, ricercatrice, in un approfondito lavoro di mappatura della memoria: studiosa e volontari aspettano ogni domenica fuori dalla chiesa di Baruccana (uno dei luoghi in cui il disastro ebbe effetti maggiori e maggiormente discussi, come la scelta di non effettuare bonifiche da quel lato della Pedemontana) e durante il mercato settimanale, il sabato mattina. Interviste individuali che, una volta registrate e archiviate, divengono pezzi di una memoria collettiva capace di ricomporre un’immagine del passato che non edulcora i dettagli e che, soprattutto, salva dall’oblio fatti e impressioni di allora. «Un progetto di conservazione della memoria è già stato promosso da Legambiente - spiega Sara De Toni - ma i protagonisti stessi di quel progetto la definiscono una “memoria discreta”, manca la trattazione di questioni che quando quel progetto fu realizzato, tra 2003 e 2005, erano ancora divisive: serve un progetto di raccolta della memoria del territorio a 360 gradi».

Un progetto tuttora in corso e sostenuto dalla volontà di chi collabora con l’associazione e dalle donazioni legate alla diffusione del fumetto “Strada senza uscita”, ma che riguarderà da vicino anche questioni presenti.

«I nuovi lavori per la Pedemontana stanno destando preoccupazione per la salute dei cittadini, è un tema ricorrente nelle interviste che stiamo realizzando- confermano Biggi e De Toni - La memoria se resta ricordo individuale serve a poco, occorre costruire una memoria collettiva e una presenza attiva per chiarire le questioni del passato e tutelare i diritti di oggi».

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