Yoga su ruote: la storia di un desiderio
La storia Un percorso nato alla cooperativa Penna Nera con Dario Marelli e l’insegnante-educatrice Jessica Di Maso. Non è questione di agilità o posizioni perfette: è la pratica che si adatta. E porta parecchio benessere
Lettura 3 min.C’è chi associa lo yoga alla posizione del loto. O a quella del cane a testa in giù. Dario Marelli, lo yoga, lo pratica seduto sulla sua carrozzina. E basta questa immagine a spazzare via uno dei luoghi comuni più resistenti: quello secondo cui ci sono discipline impossibili da adattare per chi convive con una disabilità.
«Non ci si deve adattare allo yoga, ma è la pratica che si adatta a te»
Incontriamo Dario, classe 1991, juventino vero e appassionato di opera lirica, nella sede della cooperativa Penna Nera di Mariano Comense. Insieme a lui c’è Jessica Di Maso, educatrice e insegnante di yoga e meditazione. In un certo senso è stata lei a innescare il desiderio di Dario: «Prima del Covid avevo iniziato a portare in cooperativa lo yoga adattato, in cui mi sono specializzata. Però all’epoca lo proponevo alle persone non in carrozzina». Nel giro di poco arriva il giorno in cui Dario le dice: «Voglio provarci anch’io». Ad oggi si può dire che è stato amore a prima vita. E la prima sessione di yoga se la ricordano bene entrambi: «Mi sono sentito subito tranquillo» racconta lui. Da lì non ha mai smesso, creando il suo personale saluto al sole adattato. «Sembra impossibile ma non lo è, basta avere voglia di andare avanti. I punti di difficoltà e fragilità non devono impedirti di provare» racconta. Nelle sessioni di yoga, Dario spiega che si affida all’esperienza di Jessica e, prima di eseguire una posizione, deve prima visualizzarla e immaginarla bene: «Dopo provo a farla con le mie capacità. Piano piano si riesce, una cosa per volta».
Non si direbbe, ma la parte più difficile della pratica ha a che fare con gli esercizi di respirazione: «Richiedono allenamento, perchè la nostra mente è abituata a muoversi di continuo da un pensiero all’altro» spiega Jessica. Le tecniche di respiro «che aiutano a prendere consapevolezza tra corpo e mente» si possono praticare anche al di fuori della palestra, nella vita di tutti i giorni, quando si avverte il bisogno di ricentrarsi. Dopotutto, come ricorda Jessica, «la parola “yoga” vuol dire proprio l’armonia tra corpo, mente e respiro».
«Le persone con disabilità, oltre ai diritti, hanno anche desideri»
Mentre si passano la parola l’un l’altra, Dario e Jessica raccontano anche dell’esperienza freschissima a ExpoAid, la tre giorni dedicata alle disabilità, che lo scorso giugno ha radunato a Rimini centinaia di associazioni e persone da tutta Italia. Pur essendosi organizzati in poco tempo, sono riusciti a portare lo yoga adattato ai partecipanti dell’evento. Tra il verde degli alberi, chi con il tappetino, chi no, in tanti si sono fermati per unirsi ai momenti di benessere davanti al gazebo della cooperativa Penna Nera.
Nella valigia verso la Romagna, Dario e Jessica hanno infilato in valigia anche un libro: il loro. Si chiama “Tocco di luce” e mescola, come in un buon infuso, elementi di teoria dello yoga con le sensazioni personali di Dario e le foto delle sue posizioni. Tra le pagine ci sono anche alcuni mandala colorati da lui . «Il mandala - spiega Jessica - è uno strumento che utilizziamo per la concentrazione e il rilassamento. In Oriente i monaci ci mettono più di 24 ore a crearli, con la sabbia colorata, e poi li soffiano via con una cannuccia».
L’esperienza a due voci di Dario e Jessica con lo yoga ha fatto più o meno lo stesso: come granelli di sabbia si è diffusa tra le altre persone della cooperativa. Jessica ha creato un gruppo, in continua formazione, che porta insieme a lei l’esperienza dello yoga nelle aziende e scuole. Per quanto riguarda il libro, nato quasi come un regalo per pochi intimi e poi ristampato in versione ufficiale, «ha stimolato anche altri a raccontarsi con la scrittura di poesie, frasi e pensieri» rivela Patrizia Cerati, coordinatrice del centro socio educativo della Penna Nera. Anche lei era presente durante la chiacchierata con Dario e Jessica. E insieme a quest’ultima ha voluto ricordare una cosa: «L’esperienza di Dario dimostra che non è la persona a doversi adattare allo yoga, ma è il contrario». Insomma, tutti, davvero tutti, possono plasmare questa pratica su di sè, in base ai propri bisogni.
Ma ancor di più, «davanti a un desiderio, è compito dell’équipe lavorare per realizzarlo. Le persone con disabilità, oltre ad essere cittadini con dei diritti, hanno desideri come qualsiasi essere umano» conclude Patrizia. Lei è una veterana della cooperativa e, in questa voglia di cambiare l’opinione che si ha sulla disabilità, ci crede sempre, in ogni attività che vede realizzata a Mariano. Che si tratti dello yoga, dei laboratori manuali o delle piante di pomodoro, cresciute nel piccolo orto della cooperativa, che nonostante la grandine della notte precedente, brillano di pomodori.
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