Addizionale Irpef: a Como si parte già da un reddito di 16mila euro
Tasse comunali, l’analisi della Uil Lombardia. A parità di reddito, a Milano, Mantova, Lecco e Lodi, il contribuente non paga l’imposta grazie a soglie di esenzione più elevate
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Un reddito imponibile di 16mila euro è sufficiente a far scattare l’addizionale comunale Irpef a Como, la soglia di esenzione è fissata a 15mila euro e si applica un’aliquota unica dello 0,7%. A parità di reddito invece, a Milano, Mantova, Lecco e Lodi, il contribuente non paga l’imposta grazie a soglie di esenzione più elevate.
Uil Lombardia ha analizzato nel dettaglio la struttura delle addizionali regionali e comunali Irpef. Il quadro che ne emerge è quello di un fisco definito “a geometria variabile”, in cui “la progressività fiscale diventa un requisito di residenza”. Se a livello regionale la Lombardia adotta un sistema formalmente progressivo, con aliquote che vanno dall’1,23% per i redditi fino a 15mila euro e fino all’1,73% per chi supera i 50mila euro, è nel sistema frammentato delle addizionali comunali che emergono le differenze più nette. È nei singoli Comuni infatti, che il prelievo fiscale cambia in modo più significativo da territorio a territorio.
Milano si conferma il capoluogo più favorevole con l’esenzione dall’addizionale comunale garantita fino a 23mila euro di reddito imponibile. Seguono Mantova, dove la soglia arriva a 22mila euro, Lecco e Lodi (17mila), Pavia (16mila) e Como (15mila). Sul versante opposto, la situazione è meno vantaggiosa per i redditi più bassi a Bergamo dove si applica un’aliquota fissa di 0,8 senza alcuna fascia di esenzione. Subito dopo si collocano Sondrio con una franchigia limitata a 10mila euro, e Varese dove l’esenzione si ferma a 8mila.
Questo divario, che arriva fino a circa 15mila euro tra le due estremità della regione, si traduce in differenze immediate e significative. Un lavoratore o pensionato lombardo con un reddito imponibile di 15mila euro, risulta completamente esentato in gran parte dei capoluoghi, mentre a Sondrio e Varese è tenuto a versare l’addizionale comunale.
«A Como ci troviamo di fronte a una tassazione che ha ormai raggiunto i massimi storici, con un’aliquota applicata in modo lineare e senza alcuna progressività – evidenzia Dario Esposito coordinatore territoriale Uil Lario - Nonostante la presenza di una soglia di esenzione, il sistema a tariffa unica finisce per colpire duramente i redditi bassi e medio-bassi appena superata la franchigia, trattandoli allo stesso modo dei patrimoni più solidi. Chiediamo che le amministrazioni comunali recepiscano questa esigenza all’interno del confronto territoriale in atto con la contrattazione sociale».
Accanto al tema delle soglie, lo studio evidenzia come la maggior parte dei capoluoghi lombardi applichi un’aliquota unica, che colpisce con la stessa percentuale contribuenti con capacità economiche molto diverse. Mantova, Lodi e Pavia hanno invece introdotto un sistema di aliquote differenziate per scaglioni di reddito, applicando a livello locale un modello di maggiore progressività fiscale.
«Quando due cittadini con lo stesso reddito pagano importi diversi soltanto perché vivono in Comuni differenti, significa che il sistema presenta elementi di disomogeneità che meritano una profonda riflessione – dichiara Salvatore Monteduro segretario confederale Uil Lombardia - Ancora più rilevante è il fatto che alcuni Comuni lombardi abbiano già scelto di applicare una vera progressività fiscale. Questo dimostra chiaramente che una diversa impostazione è possibile».
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