Berna ribadisce il sì ai ristorni per i Comuni di frontiera. Ora la palla al Consiglio di Stato ticinese
L’esecutivo federale ha fatto sapere che una decurtazione è contraria alle intese con Roma
Lettura 1 min.Como
Il governo di Berna ha deciso di giocare d’anticipo rispetto alle velleità di una larga parte della politica ticinese di bloccare i ristorni destinati ai Comuni ed alle realtà di confine. E così, nonostante il pressing della deputazione ticinese, l’esecutivo federale ha fatto sapere, rispondendo ad una specifica richiesta del deputato ticinese dell’Udc Piero Marchesi, che anche una decurtazione parziale dei ristorni, pari al ricavato generato dalla “tassa sulla salute”, sarebbe contraria agli accordi in essere tra Berna e Roma.
Ciò significa che neppure la perizia affidata dal governo ticinese all’Università di Friburgo - che ha rubricato la “tassa sulla salute” alla stregua di un’imposta contraria agli accordi in essere tra i due Paesi - è riuscita a scalfire le ferree convinzioni del governo di Berna sulla necessità comunque di garantire all’Italia l’assegno da oltre 120 milioni di franchi per intero, senza decurtazioni di sorta.
A questo punto la parola passa al Consiglio di Stato ticinese, che più volte ha manifestato la volontà di dar corso alla decurtazione dei ristorni. Peraltro - aggrappandosi al criptico linguaggio della politica - il governo di Berna rispondendo a Piero Marchesi ha preso (ancora) tempo, segnalando che «la tassa sulla salute non è ancora stata applicata dall’Italia». Nel contempo, l’esecutivo ha ricordato che «l’introduzione del contributo sanitario italiano vincolato ad uno scopo specifico è conforme sia alla convenzione contro le doppie imposizioni che all’accordo sui frontalieri tra Svizzera e Italia».
Il dato oggettivo è che anche un blocco parziale dei ristorni costituirebbe una violazione dell’accordo sui frontalieri. Parole che non sono passate inosservate, tanto che il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri ha fatto subito notare come «l’atteggiamento del Consiglio federale denota che la Svizzera è schierata dalla parte dell’Italia invece di fare gli interessi del Ticino».
Come andrà a finire la vicenda è difficile dirlo con certezza. Alla decisione ultima del Consiglio di Stato ticinese mancano un paio di settimane. Se l’esecutivo cantonale dovesse decidere di bloccare i ristorni si troverebbe stretto nella morsa tra Berna e Roma (e così Milano). Decisione dunque difficile da prendere alla luce peraltro dei buoni rapporti tra Canton Ticino e Regione Lombardia, con i due governi regionali che non più tardi di ieri hanno siglato una nuova intesa sulla mobilità transfrontaliera.
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