Blocco dei ristorni, appello della politica. «Rapida soluzione»
Il caso Le reazioni degli esponenti regionali comaschi dopo la decisione svizzera di congelare 50 milioni . Preoccupazione e invito a un confronto costruttivo
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«Occorre una rapida soluzione» rispetto alla prova di forza che a una manciata di mesi dalle elezioni cantonali il Governo ticinese ha voluto mettere in campo, bloccando in via cautelativa 50 milioni di franchi di ristorni destinati a Regione Lombardia. Via libera invece agli 8 milioni 688 mila franchi che verranno destinati al Piemonte.
I pareri
A stretto giro dopo l’annuncio, in parte atteso, del Governo guidato dal presidente di turno Claudio Zali abbiamo chiesto un parere - più che mai interessato - agli esponenti comaschi al Pirellone. «La mia percezione sulla questione dei ristorni è che la diatriba sia più interna alla Svizzera, ovvero tra Berna e il Ticino (il Governo cantonale ha infatti ribadito che il contributo è legittimo) e che in questo momento a farne le spese sia la Lombardia - conferma l’assessore comasco Alessandro Fermi (Lega) -. Detto questo Regione Lombardia ha ribadito in più di un’occasione di essere a disposizione per sedersi ad un Tavolo e trovare una soluzione, partendo però da un presupposto e cioè che i ristorni sono dovuti, in base ad un accordo internazionale». Anna Dotti (Fratelli d’Italia), che al Pirellone guida la Commissione Cultura, fa notare che «non possiamo permettere che qualche incomprensione o tecnicismo non risolto rovini anni di intesa e rapporti tra Italia e Svizzera. In Regione continuano i Tavoli di confronto, praticamente quotidiani, perché non possiamo consentire che a rimetterci siano i Comuni lombardi, che contano sui ristorni per sostenere i propri bilanci. Sarebbe gravissimo».
A stretto giro Sergio Gaddi (Forza Italia) - che al Pirellone fa parte della Commissione per i rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera - rimarca come «la decisione del Consiglio di Stato ticinese di congelare oltre 50 milioni di franchi di ristorni è una forzatura istituzionale che rischia di irrigidire inutilmente i rapporti bilaterali, proprio mentre i canali di mediazione tra Roma e Berna sono pienamente operativi. Pur comprendendo le preoccupazioni tecniche delle autorità ticinesi sul contributo sanitario, una contromisura di questa portata appare sproporzionata e penalizza in primo luogo sindaci e comunità del territorio comasco e lombardo, che da quei trasferimenti dipendono per servizi concreti. L’unica via di uscita è il Tavolo negoziale tra Lombardia e Ticino». Secondo Marisa Cesana (Forza Italia) «il blocco dei ristorni ai Comuni di confine rappresenta un fatto che merita la massima attenzione e impone un cambio di passo nel confronto tra le istituzioni. Si tratta di una decisione che rischia di avere ricadute concrete sui territori e sulle Amministrazioni locali. Su questioni così complesse è necessario abbandonare la logica della propaganda e tornare a privilegiare il dialogo istituzionale e la ricerca di soluzioni condivise. Allo stesso modo la cosiddetta “tassa sulla salute” deve essere affrontata con una visione complessiva insieme alle altre regioni coinvolte».
L’invito
Angelo Orsenigo (Partito Democratico) è stato il primo ad intervenire già martedì pomeriggio, invitando «Regione e Governo a tornare sui propri passi rispetto alla tassa sulla salute».
Decisione che «ha messo in seria difficoltà i Comuni di frontiera, che ora dovranno rifare completamente i conti, ricalcolare alcune voci di bilancio e magari sospendere dei servizi».
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