Frontalieri, che pasticcio con il Fisco

Confine Allarme diffuso per la comparsa dei dati salariali di alcuni lavoratori nelle pre-compilate italiane. «Sono casi sporadici, all’origine l’errata compilazione del questionario per le imposte alla fonte»

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Como

Ha sollevato parecchi dubbi la notizia - emersa nelle ultime ore, anche attraverso il portale tio.ch - in base alle quale i dati salariali relativi a “vecchi frontalieri”, cioè di nostri lavoratori occupati oltreconfine prima del 17 luglio 2023, sono comparsi nelle dichiarazioni dei redditi pre-compilate dell’agenzia delle Entrate italiana.

Questo dopo che la Svizzera ha trasmesso le informazioni dei redditi 2025 non solo per quel che concerne i “nuovi” frontalieri, ma anche per quelli assunti prima del 17 luglio 2023, la cui tassazione continua ad avvenire in via esclusiva nella vicina Confederazione. Il perché di questa crescente preoccupazione è presto spiegato. I “vecchi” frontalieri temono - come riportato da tio.ch - un assoggettamento all’Irpef italiana.

Il chiarimento

A questo proposito abbiamo chiesto chiarimenti ad Andrea Puglia, vicesegretario cantonale del sindacato ticinese Ocst, che da subito ci ha tenuto a precisare come «si sta ingigantendo in modo clamoroso una falsa notizia». Da qui la rassicurazione, rivolta ai “vecchi” frontalieri, che costituiscono la colonna portante della manodopera italiana in Ticino (e non solo).

«I loro dati non vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate, come previsto a chiare lettere nel nuovo accordo fiscale - assicura Andrea Puglia - è accaduto che in maniera sporadica dati dei “vecchi” frontalieri venissero comunque inviati all’Agenzia delle Entrate. La ragione di questo invio sta nel fatto che tutte le aziende ticinesi dispongono di un software che permette loro di inviare i dati dei propri dipendenti direttamente all’Ufficio “imposte alla fonte” di Bellinzona. All’interno di questo software carica per ogni azienda l’elenco dei “vecchi” e “nuovi” frontalieri”. Il Cantone chiede poi a ciascuna azienda di confermare entrambe le liste».

A seguito di queste dinamiche è accaduto, in maniera sporadica (è bene rimarcarlo ancora), che singole aziende abbiano “per sbaglio confermato la presenza di un “vecchio” frontaliere nell’elenco dei nuovi. «Questo errore può essere causato dall’errata compilazione da parte di un dipendente del questionario per le imposte alla fonte - rimarca ancora Andrea Puglia -. Se l’errore non viene corretto, i dati giungono all’Agenzia delle Entrate. In questo modo i dati reddituali compaiono nella dichiarazione pre-compilata. E’ possibile però correggere il tutto chiedendo al Cantone un’attestazione di “vecchio” frontaliere, spiegando l’errore amministrativo commesso. Mi preme ripetere che si tratta di errori sporadici».

Il gruppo

Ma non è tutto. Perché a fronte di quanto accaduto è emerso un altro aspetto della vicenda, sempre illustrato dal vicesegretario cantonale di Ocst e cioè che «ci sono persone convinte di essere “vecchi” frontalieri e che invece non lo sono mai state. E’ il caso di tanti frontalieri “storici” che vivono nei Comuni di confine, ma che hanno sempre lasciato il centro degli interessi affettivi, vale a dire coniuge o figli minorenni in un Comune al di fuori della fascia di confine. Questi soggetti non sono mai stati “vecchi” frontalieri. Alcuni di loro sono convinti ci sia stato un errore trovandosi nella pre-compilata. In realtà di errori non ce ne sono stati».

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