«I giovani? Devono viaggiare
e voler sporcarsi le mani»
L’imprenditore brianzolo Stefano Gonella, premiato in Thailandia per i risultati della sua Krabi Contractor: «Il consiglio è provare, mettersi alla prova facendo anche lavori diversi, in Paesi diversi e con mentalità diverse»
Lettura 2 min.Cresciuto nel cuore del distretto del legno-arredo, Stefano Gonella fin da piccolo si aggirava nella bottega del padre a Cabiate. Poi la scuola, i primi lavori e quell’esigenza incontenibile di voler vedere il mondo. Un bisogno che è difficile da spiegare e soprattutto da far comprendere. Ha visitato tanti Paesi, ha fatto i lavori più disparati, non ha mai smesso di studiare, ha risposto alle difficoltà che gli si presentavano davanti con lo spirito che la Brianza operosa insegna e che lo accompagna sempre. Ceo e founder di Krabi Contractor Company Limited, presidente del Comitato locale di Krabi della Camera di Commercio Italo-Thailandese, che lo ha premiato nei giorni scorsi per il suo impegno, vicepresidente di Skal International e rappresentante per le relazioni internazionali del Thai Honest CSO. Vive in Thailandia dove ha costruito la sua vita professionale e personale.
Quale percorso di studi ha fatto?
Ho frequentato l’Istituto di Lissone, indirizzo tecnico per l’industria del mobile e dell’arredamento. Mi sono diplomato con il massimo dei voti, in quel periodo ero responsabile della programmazione delle macchine a controllo numerico di un’azienda del territorio. Per l’esame di maturità ho realizzato un progetto che ho avuto l’opportunità di presentare in Fiera a Milano. Durante il giorno lavoravo e la sera studiavo gli stessi argomenti, questo mi ha sicuramente aiutato a ottenere un ottimo risultato a scuola.
Quanto gli interessi coltivati al di fuori del lavoro hanno arricchito la sua preparazione?
Moltissimo. Ho seguito corsi di lingue, AutoCAD e programmazione. Tra il 2018 e il 2019, mi sono iscritto a un corso di laurea triennale in Economia, ho completato il primo anno, poi è arrivato il Covid e ho lasciato. Parallelamente mi sono formato anche come istruttore subacqueo, passavo i fine settimana in barca, facevo quello che mi piaceva e guadagnavo qualcosa. Pratico e studio yoga da circa quindici anni. Ho frequentato anche un’accademia Shaolin in Cina, dove ho praticato arti marziali e meditazione.
Cosa consiglierebbe ai ragazzi che stanno decidendo cosa fare dopo il diploma o la laurea?
I percorsi scolastici non sempre riescono a stare al passo con i cambiamenti, ma la scuola continua a svolgere un ruolo prezioso, offre una base culturale, favorisce la socializzazione e insegna a confrontarsi con gli altri. I compagni di classe possono diventare migliori amici e, in futuro, ricoprire ruoli che potrebbero anche agevolare il nostro percorso lavorativo. Viaggiare è un elemento fondamentale, così come conoscere le lingue. Anche fare lavori umili è importante. Non bisogna pensare che solo perché abbiamo un titolo di studio in Italia, all’estero potremo automaticamente ricoprire il ruolo che desideriamo. Il consiglio è di insistere, provare, mettersi alla prova facendo anche lavori diversi, in Paesi diversi e con mentalità diverse. È proprio questo che contribuisce alla formazione.
Qual è il giusto equilibrio tra mantenere la propria identità professionale e adattarsi a un contesto culturale diverso?
L’italiano che ha successo all’estero è, prima di tutto, una persona che lavora tanto. Anzi, credo che all’estero la strada sia ancora più impegnativa, perché ci si confronta con una realtà diversa e bisogna imparare a conoscerla a fondo. Io, per esempio, ho studiato le leggi locali e il codice civile, perché volevo entrare davvero nella mentalità thailandese. Ho imparato moltissimo anche attraverso i rapporti umani. Un’altra qualità fondamentale è la capacità di adattarsi. Credo sia giusto conservare la nostra italianità in ciò che sappiamo fare meglio: la qualità, la creatività, la professionalità e il modo di rapportarsi al cliente. Allo stesso tempo però, bisogna sapersi integrare nel contesto in cui si opera. Ci sono aspetti culturali e modi di lavorare che vanno compresi e rispettati, pretendere di fare sempre le cose a modo nostro è un errore.
Ha mai pensato di ritrasferirsi in Italia?
Torno spesso, sia per le vacanze sia per motivi familiari. Amo profondamente il mio Paese e tutto ciò che rappresenta. Purtroppo però, ho l’impressione che oggi il sistema Italia non sia più molto competitivo, soprattutto per chi vuole fare impresa. Chi vive all’estero ha una prospettiva diversa rispetto a chi vive in Italia, forse anche perché si informa attraverso canali internazionali o fonti meno condizionate dal sistema mediatico italiano. Ho una figlia di 13 anni che ama l’arte, l’ho portata all’Accademia di Brera e se ne è innamorata, vorrebbe studiare lì. E’ ancora presto per prendere una decisione, però è un’opzione che con mia moglie stiamo valutando e che ci porterebbe a dividerci tra Italia e Thailandia.
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