Il caso ComoNext. «Non siamo un condominio»

Il dibattito. Il presidente del polo Enrico Lironi, respinge le critiche al modello di business . «La nostra è una community che crea innovazione»

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Como

«ComoNext non è un semplice condominio, ma una vera e propria community in cui lo scambio di idee e la contaminazione tra professionisti costituiscono il cuore dell’attività quotidiana ed è in questo lavoro di costruzione di connessioni l’obiettivo originario del polo tecnologico, precursore dei molti che si sono poi diffusi, da ultimo Mind a Milano», spiega Enrico Lironi, anche con orgoglio per la primogenitura comasca di un centro di innovazione e per l’intensità del lavoro che viene svolto. Il presidente del polo tecnologico di Lomazzo replica così al presidente della Camera di commercio, Ezio Vergani, che alla Giornata dell’Economia ha parlato di un modello da ripensare, in vita grazie all’affitto degli spazi (70% dei ricavi) e non per i servizi alle imprese.

Il centro ospita oggi oltre 130 aziende e più di 900 addetti, numeri che dimostrano il successo di una scommessa nata oltre quindici anni fa.

La missione originaria, fortemente voluta dai soci fondatori, rimane intatta: promuovere l’imprenditorialità, favorire la nascita di settori strategici e attrarre imprese ad alto valore tecnologico attraverso il trasferimento di competenze. Lironi sottolinea come l’attività non si limiti alla gestione immobiliare degli spazi: «abbiamo un organico di 24 addetti impegnati nello sviluppo, nell’incubatore e nel trasferimento tecnologico. Il nostro compito è selezionare le startup, comprendere se un’idea ha una prospettiva concreta di crescita. Questo lavoro di analisi ha un costo che grava interamente sulla struttura». Gli introiti commerciali derivano anche dalle consulenze e dai progetti di digitalizzazione e intelligenza artificiale applicata commissionati da aziende esterne. Il presidente Lironi difende con l’alto valore sociale e culturale delle attività di diffusione, connessione e formazione che non è possibile contabilizzare a bilancio ma che agiscono come un lievito sul tessuto economico del territorio: «se dovessimo ragionare solo in termini di profitto immediato, dovremmo cancellare iniziative fondamentali come, per esempio, la Giornata dell’innovazione o i progetti con il Teatro Sociale di Como e la Fondazione Volta. Ma questo significherebbe snaturare lo spirito stesso di ComoNext».

Per potenziare i servizi di accelerazione e supportare il piano di sviluppo elaborato dall’amministratore delegato Stefano Parisi, il polo sta stringendo nuove alleanze. «La Banca di credito cooperativo di Cantù ha stanziato 100.000 euro all’anno per il prossimo triennio e Confindustria Como definirà presto il suo supporto economico. Queste risorse serviranno per lanciare call specifiche e preparare le startup al confronto sistemico con le grandi imprese corporate e con gli investitori», annuncia Lironi.

Intanto ComoNext guarda avanti focalizzandosi sulla sostenibilità e sull’efficienza energetica della sua struttura: avvierà a breve i lavori per l’installazione di pannelli fotovoltaici e sarà avviato il recupero dell’ex centrale elettrica, l’ultimo lotto rimasto da ristrutturare. «Siamo stati autentici precursori di fenomeni che oggi si sviluppano su una scala più grande a pochi chilometri da noi - rivendica il presidente Lironi - la nostra forza risiede nella straordinaria convergenza tra associazioni di categoria, fondazioni e istituti bancari che credettero nel progetto. È un modello vincente che in Italia e anche all’estero cercano di replicare e di cui dovremmo piuttosto essere orgogliosi. Siamo disponibili a spiegare le linee strategiche in Consiglio camerale, forti di un bilancio 2026 che tornerà in pareggio» ha concluso.

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