Indennità di confine. Firmato il decreto e fondi in arrivo

La svolta La gestione spetterà a Regione Lombardia con i proventi derivanti dai nuovi frontalieri. E per i ristorni è stata confermata quota 108 milioni

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Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha firmato giovedì pomeriggio il decreto ministeriale che determina il contributo statale destinato ai Comuni italiani di frontiera. Questo quanto comunicato in presa diretta dal Mef, che nel contempo ha precisato come il provvedimento, al momento senza cifre a corredo, si inserisce nel nuovo quadro definito dall’accordo tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Si tratta di un tassello importante nell’applicazione dell’accordo firmato tra Italia e Svizzera il 23 dicembre 2020, ratificato dall’Italia con la legge 83 del 2023 ed entrato in vigore il 17 luglio dello stesso anno. I dettagli operativi di questo decreto, che dovrà ora essere corredato (è bene ripeterlo) dalle cifre di riferimento, sono stati illustrati nel dettaglio dall’assessore regionale ai Rapporti con la Confederazione Elvetica, Massimo Sertori. «Si tratta di un provvedimento fondamentale in quanto si riferisce all’utilizzo del fondo che viene generato con i pagamenti che fanno capo ai “nuovi” frontalieri e che come è noto pagano le tasse in Italia - le sue parole -. La legge prevede che queste tasse, contrariamente a quanto succede di solito ovvero che questi soldi finiscono a Roma, vanno a costituire un fondo che poi può essere utilizzato sui territori e in particolare per le attività produttive e per i lavoratori (ma non solo). Si tratta di quella che con il ministro Giancarlo Giorgetti abbiamo definito indennità di frontiera».

Dato l’aumento dei “nuovi” frontalieri, cioè dei lavoratori occupati oltreconfine dopo il 17 luglio 2023, più passa il tempo e più questo fondo si alimenta. Questo decreto, nel dettaglio, stabilisce anzitutto il riparto per i prossimi tre anni di questo fondo tra le Regioni di confine, Regione Lombardia in primis. Riparto destinato dunque alle Regioni - altra sottolineatura importante - con lo stesso meccanismo che viene utilizzato per i ristorni. «Per i prossimi tre anni il riparto viene effettuato con lo stesso principio che assicura il riparto dei ristorni, vale a dire anzitutto numero dei frontalieri in rapporto al numero di abitanti. Questo perché al momento mancano i dati analitici - fa notare Massimo Sertori -. Ora il decreto deve transitare dalla Corte dei Conti. Quando sarà operativo avremo contezza del dato relativo alla Lombardia. L’utilizzo di queste somme sarà destinato a quella che abbiamo definito essere l’indennità di frontiera».

Nel decreto viene anche toccato il tema sensibile del riparto dei ristorni, che verrà effettuato utilizzando gli stessi criteri dello scorso anno e così di due anni or sono. Il tema è tecnico e noto soprattutto ai sindaci di confine, ma vale la pena spiegarlo nel dettaglio. «I ristorni con la nuova normativa erano previsti nella misura di 89 milioni di euro fissi - spiega l’assessore regionale con delega ai Rapporti con la Confederazione Elvetica -. Naturalmente al momento il ristorno del 40% garantito dai “vecchi” frontalieri è ben più corposo del dato pari a 89 milioni di euro. Man mano che i “vecchi” frontalieri vanno in pensione quel dato è destinato a diminuire, scendendo anche a quota 60 milioni. Verranno comunque garantiti 89 milioni di euro, perché così stabilisce la norma. Per quest’anno - informazione rilevante - nonostante la norma preveda 89 milioni di euro, i ristorni saranno pari a 89 milioni di euro cui si sommano altri 19 milioni di euro e di questo bisogna ringraziare il ministro Giancarlo Giorgetti, vale a dire 108 milioni di euro. Nel contempo c’è una trattativa aperta con il Ticino per i 50 milioni di franchi al momento congelati».

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