Industria comasca, nel 2026 prosegue la fase espansiva: crescono domanda, produzione e fatturato

I dati dell’Osservatorio di Confindustria Como relativi al primo semestre dell’anno. Brenna: «Permane l’incertezza del contesto; la risposta delle imprese è ancora una volta affidata alla capacità di trasformarsi, attraverso investimenti in innovazione, ricerca, digitalizzazione, sostenibilità ed efficienza energetica»

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Prosegue la fase espansiva del mondo industriale comasco. La conferma arriva dall’Osservatorio di Confindustria Como, realizzato insieme a Confindustria Lecco e Sondrio, relativo al primo semestre del 2026. Le aziende di Como rivelano infatti, in questa prima parte dell’anno, un quadro complessivamente orientato al rafforzamento dell’attività economica. Gli indicatori quantitativi evidenziano un’evoluzione favorevole sia nel confronto con il corrispondente periodo dell’anno precedente, sia rispetto al semestre luglio-dicembre 2025, delineando una fase di consolidamento della ripresa già emersa nelle precedenti rilevazioni e che risulta coerente con le aspettative formulate nell’ambito della precedente edizione dell’Osservatorio.

Domanda, produzione e fatturato registrano incrementi medi rispettivamente pari al +2,3% nel confronto tendenziale e al +4,0% a livello congiunturale. Le previsioni formulate per l’evoluzione del business nella seconda metà del 2026 assumono invece un profilo maggiormente prudente: pur mantenendosi positive, le previsioni indicano variazioni di entità contenuta (in media +0,7%), segnale di una diffusa cautela riguardo l’evoluzione dello scenario economico. La capacità produttiva mediamente impiegata dalle aziende del campione si attesta al 66,7%, dato inferiore di circa tre punti percentuali rispetto a quanto esaminato nel corso della precedente edizione dell’Osservatorio (70% per il semestre luglio-dicembre 2025).

Tra le imprese comasche del campione è riscontrabile un quadro eterogeneo per l’utilizzo degli impianti, con differenze presenti sia a livello dimensionale, sia in relazione al comparto merceologico di appartenenza. Suddividendo le aziende in base al numero di occupati, emerge una impiego superiore per le realtà di medie dimensioni (73,6%) rispetto a quelle più piccole (59%). Classificando invece le imprese sulla base dell’attività realizzata, si registra un tasso medio di utilizzo del 73,2% per le realtà metalmeccaniche, del 73,6% per le tessili mentre del 59,4% per quelle afferenti agli altri settori.

La quota di produzione affidata in outsourcing si attesta al 3,9%, evidenziando un ricorso alla subfornitura più contenuto rispetto a quanto esaminato nel corso della precedente rilevazione (7% per la seconda metà del 2025). Le collaborazioni continuano a coinvolgere prevalentemente operatori nazionali (3,0%), mentre il contributo dei partner esteri rimane limitato e pari allo 0,9%.

L’analisi della composizione geografica del fatturato dei primi sei mesi del 2026 conferma la rilevante apertura internazionale delle imprese comasche, con una quota di oltre due quinti (42,3%) delle proprie vendite generate grazie all’export. L’Europa Occidentale mantiene la posizione di principale destinazione delle esportazioni, assorbendo circa la metà del fatturato oltre confine e una quota del 19,6% del fatturato complessivo. Seguono per rilevanza gli Stati Uniti, che raggiungono una quota pari all’8,3%, l’Est Europa (4,5%), l’Asia Occidentale (1,8%), l’America Centro-Meridionale (1,6%) e i BRICS (1,3%).

Sul mercato domestico è realizzato il 57,7% del fatturato mentre la quota dei restanti paesi del mondo non precedentemente citati è complessivamente pari al rimanente 5%. I giudizi qualitativi riferiti all’andamento delle vendite nel trimestre aprile-giugno 2026 delineano un quadro differenziato tra mercato interno ed estero. Sul fronte nazionale prevalgono valutazioni di stabilità (50,0%), avvalorata anche dal sostanziale bilanciamento tra le indicazioni di aumento (26%) e di riduzione (24%) che assumono diffusione simile. L’export evidenzia invece una dinamica più favorevole: quasi un’impresa su due (49,2%) comunica infatti un incremento delle vendite oltre confine, a fronte del 34,8% che segnala una sostanziale continuità e del 16,0% che rileva una contrazione.

Accanto ai segnali di rafforzamento del business, il semestre risulta anche caratterizzato da un peggioramento delle condizioni di approvvigionamento delle materie prime. Nei primi tre mesi dell’anno oltre la metà (52,7%) delle imprese ha registrato aumenti dei prezzi delle commodities necessarie all’attività aziendale, fenomeno che si è accentuato ulteriormente tra aprile e giugno, quando oltre sei aziende su dieci (60,5%) hanno comunicato rincari dei listini praticati dai fornitori, a fronte del 30,8% del campione che non rileva aumenti e del restante 8,7% che invece ha beneficiato di riduzioni.

L’andamento dei costi energetici e delle materie prime ha continuato pertanto a rappresentare uno dei principali elementi di criticità per il sistema produttivo locale. Pur interessando direttamente la riorganizzazione dei processi soltanto una quota limitata del campione (9,6%), tali dinamiche hanno determinato effetti molto più estesi sul piano economico: il 62,0% delle realtà comasche ha segnalato un significativo incremento dei costi di produzione e quasi sette aziende su dieci (69,9%) hanno dichiarato una contrazione dei margini di profitto.

Nonostante il permanere di tali pressioni, le imprese del territorio confermano un’intensa attività di investimento. Gli interventi risultano orientati principalmente al rafforzamento del capitale fisico (60,7%), ai progetti di ricerca e sviluppo (60,6%), alla digitalizzazione dei processi (53,5%) e al risparmio energetico (53,4%). Restano significativi anche l’attenzione verso investimenti di sostenibilità ambientale (44,2%), le iniziative di internazionalizzazione (37%) e i progetti realizzati con l’obiettivo di introdurre applicazioni di intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali (20,7%).

Le tensioni geopolitiche internazionali hanno continuato ad incidere in misura rilevante sull’attività delle aziende di Como; oltre due realtà su tre (68,4%) hanno indicato infatti come l’instabilità dello scenario globale abbia determinato un peggioramento del contesto operativo. Gli effetti più diffusi hanno riguardato l’aumento dei costi energetici e delle materie prime (90,7%), il rallentamento della domanda (72,7%), la maggiore incertezza sui mercati di sbocco (70,8%) e, in misura più contenuta, le difficoltà logistiche (49,4%), la riduzione degli investimenti programmati (25,4%) e le interruzioni delle catene di fornitura (14,6%).

Di fronte a tali criticità le imprese hanno adottato differenti strategie di adattamento. Le iniziative più diffuse riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica e il contenimento dei consumi (68,1%), la ricerca di nuovi mercati di sbocco (53,4%) e la diversificazione dei fornitori (40,2%), affiancate, in misura meno estesa, dalla revisione delle strategie di investimento (25,4%), dalla riorganizzazione della logistica (21,9%) e dall’incremento delle scorte di materie prime e di semilavorati (18,3%).

Per quanto concerne il rapporto tra le imprese comasche e gli Istituti di credito, nei primi sei mesi del 2026 sono risultati ancora prevalenti i giudizi di stabilità. Oltre quattro imprese su cinque non hanno rilevato variazioni né nelle condizioni economiche applicate dagli Istituti di credito (80,5%) né nella disponibilità degli Istituti bancari ad ampliare o concedere nuove linee di finanziamento (84,9%). In caso di cambiamento, tuttavia, i giudizi di peggioramento relativi ai costi di accesso al credito (14,4%) sono risultati più diffusi rispetto a quelli di miglioramento (5,1%).

La liquidità aziendale è stata considerata nella norma dalla larga maggioranza delle imprese (83,9%), mentre una quota pari al 14,0% ha ritenuto la propria situazione ancora migliorabile e solo il 2,1% ha espresso una valutazione pienamente soddisfacente.

Lo scenario dell’occupazione ha mostrato un orientamento favorevole. Tra gennaio e giugno 2026 quasi un’impresa su tre (32,9%) ha comunica un incremento degli organici, a fronte del 65,3% che ha segnalato una sostanziale stabilità e dell’1,8% che ha indicato, invece, una diminuzione dei livelli. Resta sempre presente il tema delle difficoltà di reperimento delle competenze: oltre la metà del campione (56,1%) ha dichiarato infatti criticità nell’individuare personale adeguato ai propri fabbisogni di sviluppo aziendale. Le aspettative occupazionali per la seconda metà del 2026 rimangono improntate alla continuità. Le aziende prevedono prevalentemente un mantenimento degli attuali livelli (68,9%), accompagnato da una quota significativa del campione che ipotizza ulteriori incrementi degli organici (22,5%), a fronte di un numero più contenuto di realtà che prospetta una riduzione (8,6%).

Nel complesso emerge un sistema produttivo che continua a manifestare capacità di crescita dell’occupazione e propensione agli investimenti pur operando in un contesto caratterizzato da persistenti tensioni sui costi e da un quadro geopolitico ancora fortemente incerto.

«I dati dell’Osservatorio sulla provincia di Como - afferma Gianluca Brenna, presidente di Confindustria Como - restituiscono l’immagine di un sistema imprenditoriale che continua a dimostrare solidità e capacità di adattamento, investendo e innovando anche in una fase caratterizzata da forte incertezza. La crescita della domanda, la buona tenuta dell’export e il dato occupazionale confermano la resilienza delle imprese comasche, ma restano significative le pressioni sui costi, in particolare quelli legati all’energia e alle materie prime. Un’attenzione particolare va al comparto tessile, cuore della nostra economia territoriale: la ripresa degli ordini dimostra la capacità delle aziende di presidiare i mercati, ma il rallentamento di produzione e fatturato evidenzia una redditività ancora sotto pressione. In un settore fortemente internazionale, le tensioni geopolitiche, i grandi cambiamenti nelle scelte dei consumi in particolare sul mercato cinese e l’incertezza degli scenari globali continuano a rappresentare una sfida rilevante. La risposta delle imprese - prosegue Brenna - è ancora una volta affidata alla capacità di trasformarsi, attraverso investimenti in innovazione, ricerca, digitalizzazione, sostenibilità ed efficienza energetica. Come Confindustria Como siamo impegnati a fare la nostra parte, mettendo a disposizione strumenti e servizi che aiutino le aziende ad affrontare sfide sempre più complesse: dal sostegno sui temi energetici attraverso iniziative come il Consorzio Energia e i PPA recentemente presentati a oltre 100 imprese tessili, ai percorsi per sviluppare nuove competenze e favorire l’inclusione, fino ai progetti rivolti all’abitare e all’integrazione dei lavoratori più fragili. Il nostro obiettivo è costruire un ecosistema in cui le imprese non si sentano sole, ma possano trovare nella propria associazione un partner capace di accompagnarle nel cambiamento».

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