Industria comasca, ok produzione e ricavi. Ma gli investimenti sono frenati dai costi energetici
L’osservatorio di Confindustria Como conferma la tenuta generale del settore produttivo. Pesano le incognite relative alle tensioni geopolitiche
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I giudizi espressi nell’ambito dell’Osservatorio Congiunturale sul mese di marzo, confermano la sostanziale tenuta del sistema produttivo comasco. «All’interno di questo quadro però, emergono con maggiore evidenza le difficoltà legate ai costi energetici e delle materie prime, che continuano a comprimere la marginalità e a incidere sulle decisioni di investimento. Il tessile mostra elementi di maggiore fragilità rispetto agli altri settori» dichiara Gianluca Brenna presidente Confindustria Como.
Gli ordinativi interni sono indicati come stabili rispetto al mese precedente dal 42,9% del campione, in espansione dal 23,8% e in calo per il 33,3% delle imprese. La domanda estera viene invece considerata stabile dal 43,9% delle realtà comasche dell’Osservatorio, in riduzione dal 29,3% e in espansione dal 26,8%. L’attività produttiva mostra un orientamento complessivo alla stabilizzazione: il 60% delle aziende segnala il mantenimento dei livelli, mentre tra le variazioni prevalgono le indicazioni di crescita (25%) rispetto a quelle di diminuzione (15%).
Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione si attesta al 77,2%, in miglioramento di circa un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione di ottobre. Le imprese con oltre 50 occupati registrano un livello di utilizzo più elevato (82,4%), rispetto alle aziende più piccole (72,5%). A livello settoriale, le imprese mostrano un utilizzo medio dell’83,5% nel metalmeccanico e meccatronico, dell’80,4% negli altri comparti e del 68,6% nel tessile.
Sul versante del fatturato si registra una prevalenza di giudizi positivi, sia per le vendite sul mercato domestico sia per l’export. Il fatturato interno è indicato come stabile rispetto a febbraio dal 32,6% del campione, in espansione dal 41,9% e in diminuzione dal 25,5%. Anche l’export mostra un andamento favorevole, con il 38,5% delle imprese che segnala crescita, il 33,3% stabilità e il 28,2% contrazione.
Gli sviluppi del contesto geopolitico internazionale registrati tra febbraio e marzo hanno avuto effetti sulle imprese, incidendo in senso negativo sulla gestione aziendale, soprattutto attraverso l’aumento dei costi. Per le materie prime, il 36,4% del campione segnala un incremento significativo, il 38,6% un aumento moderato; per quanto riguarda le fonti energetiche (gas ed energia elettrica), il 50% delle imprese evidenzia aumenti molto rilevanti, il 34,1% incrementi moderati. Nei trasporti e nella logistica, il 39,5% delle aziende registra aumenti di forte entità, il 46,5% moderati.
Un secondo ambito di criticità riguarda le difficoltà lungo le catene di approvvigionamento, come l’allungamento dei tempi di consegna delle merci o la riduzione della disponibilità di componenti e materiali. Oltre un’azienda comasca su dieci (11,4%) segnala effetti rilevanti, il 22,7% problematiche di entità moderata e il 63,6% fenomeni distorsivi lievi.
«In questa fase la priorità resta quella di preservare la capacità competitiva del sistema produttivo, in un contesto che continua a presentare elementi di forte incertezza e pressioni significative sui costi. La tenuta dimostrata dalle imprese è un segnale importante, ma richiede di essere accompagnata da condizioni sempre più stabili e prevedibili per poter essere mantenuta nel tempo».
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