Macchine utensili, ordini ancora in calo. Pesa l’incertezza geopolitica mondiale
Made in Italy. Nel secondo trimestre 2026 contrazione del 25,8% rispetto all’anno prima. Rosa (Ucimu): «Gli effetti dell’iperammortamento si vedranno solo nei prossimi mesi»
Lettura 1 min.Como
Sono ancora in calo gli ordini per le macchine utensili nel secondo trimestre di quest’anno con –25,8%. Lo segnala Ucimu, associazione di categoria che rappresenta i costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e prodotti ausiliari.
Nata nel 1945, conta oltre 200 aziende associate e rappresenta oltre il 70% del fatturato del Made in Italy di settore.
«Per vedere gli effetti dell’iperammortamento dobbiamo attendere i prossimi mesi ma abbiamo grande fiducia per questa misura che ci accompagnerà fino a settembre 2028» è stato il commento del presidente di Ucimu, Riccardo Rosa, comasco di adozione, presidente dell’azienda Rosa Ermando, leader nel settore della produzione di macchine rettificatrici.
Nel secondo trimestre 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi e Cultura di Impresa di Ucimu – sistemi per produrre segna un calo del -25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. In valore assoluto l’indice si è attestato a 47,8 (base 100 nel 2021). In particolare, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del -15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025, per un valore assoluto di 63,2. In calo anche la raccolta ordinativi in Italia, risultata pari a -38,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato esprime la difficoltà che i costruttori italiani di macchine utensili hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero.
«L’incertezza del contesto geopolitico ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare – ha aggiunto Riccardo Rosa -; il calo delle consegne all’estero è comprensibile e ce lo aspettavamo. Certo è che i numeri e i valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione».
È quindi ancora la crisi dell’auto o meglio l’investimento nella trazione elettrica del settore automotive che penalizza la lunga filiera italiana della meccanica.
«Sul fronte interno le imprese hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare – ha aggiunto Riccardo Rosa - dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi. L’auspicio - ha concluso il presidente - è quello di veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro. Anche perché la nostra industria manifatturiera ha necessità di innovare per mantenersi competitiva nel contesto internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco».
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