Sempre più pensionati e sempre meno lavoratori: anche a Como un trend in peggioramento

Negli anni Ottanta del secolo scorso il rapporto era di uno a tre, oggi ci stiamo avvicinando pericolosamente all’uno ad uno. Attualmente nella nostra provincia ci sono 231.221 pensionati a fronte di 261.914 lavoratori

Como

Nel 2025 in Italia sono stati registrati 24,1 milioni di occupati e mentre sono state pagate 23,2 milioni di pensioni. Insomma, il rapporto si sta pericolosamente avvicinando all’uno ad uno. Va un po’ meglio in provincia di Como, dove sono presenti 231.221 pensionati a fronte di 261.914 lavoratori, con un saldo positivo pari a +30.693 che colloca la nostra provincia al 22° posto a livello nazionale nella classifica dei territori con maggiore differenza tra lavoratori e pensionati.

In ogni caso, anche a Como e il tutta la Lombardia, il trend è evidente. Il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita che si sono verificati negli ultimi cinquant’anni hanno spinto l’Italia – e gran parte dei Paesi occidentali - verso un declino demografico molto preoccupante, con conseguenze inevitabili anche per il mondo del lavoro. Basti pensare che negli anni Ottanta del secolo scorso il rapporto tra lavoratori e pensionati in Italia era di tre ad uno. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della Cgia.

Nel breve termine peraltro il quadro è destinato ad aggravarsi. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani . Di questi, una quota pari a circa il 74% del totale, ossia 2.244.700 persone, interesserà le regioni centro-settentrionali. Ne deriveranno ripercussioni sociali, economiche e occupazionali di portata storica per il Paese.

Entro il 2029, rileva sempre la Cgia di Mestre, la spesa pensionistica salirà del 10,5% Quest’anno la spesa per le pensioni è destinata a toccare i 351,8 miliardi di euro: il 2,7 % in più di quanto è stato pagato lo scorso anno, un trend in linea con l’andamento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe crescere del 2,8%. Ma nel 2029, a legislazione vigente, l’ammontare delle uscite complessive per pagare tutti gli assegni pensionistici dovrebbe aumentare di 36,8 miliardi, attestandosi sui 388,6 miliardi di euro, praticamente il 10,5% in più, mentre l’inflazione, stando alle previsioni, dovrebbe salire di 5,8 punti.

Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, la situazione più preoccupante si verifica nel Mezzogiorno. Nel 2025 in provincia di Reggio Calabria la differenza tra lavoratori e pensionati è stata negativa per 90.368 unità. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936. Va meglio al Nord, con Milano che primeggia evidenziando un saldo positivo per 420.696 unità, seguita da Roma, Brescia, Padova e Firenze. L’ufficio studi degli artigiani mestrini rileva tuttavia come già oggi ci sono undici province settentrionali che, come la quasi totalità di quelle meridionali, registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavoratori attivi. Si tratta di Lecco con - 188, Belluno con -213, La Spezia con -602, Alessandria con -1.227, Ferrara con -1.548, Sondrio con -1.869, Massa-Carrara con -2.731, Vercelli con -5.351, Rovigo con -5.652 e Biella con -9.153 e infine Savona con -9.326.

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