Sironi a Como: attrarre i talenti e le sfide dell’AI
L’incontro Il presidente dell’Università Bocconi protagonista di una conferenza del Chapter Alumni. Dal merito alla tecnologia che minaccia il pensiero critico
Lettura 2 min.Como
Accogliere e valorizzare i giovani talenti, interrogarsi sui valori della leadership ed esplorare l’impatto del merito e delle nuove tecnologie sull’economia del territorio: sono questi i temi cardine al centro dell’incontro che si è tenuto ieri nella sede di Cometa a Como. L’evento, promosso dal Chapter di Como della Bocconi Alumni Community guidato da Maria Bordoli, ha visto come ospite d’eccezione il presidente dell’Università Bocconi, Andrea Sironi, in un dialogo aperto condotto dal direttore del quotidiano La Provincia, Diego Minonzio, di fronte a una platea di ex allievi e ospiti del mondo economico e sociale comasco.
Ad aprire la serata è stata la Chapter Leader Maria Bordoli, che ha portato i saluti ufficiali e spiegato il profondo significato della scelta della location. «Per me è un onore introdurre questo appuntamento e guidare il gruppo degli Alumni comaschi, raccogliendo un testimone storico che risale alla fondazione della nostra sezione nel 1994», ha esordito Bordoli. Ha poi sottolineato come Cometa non rappresenti una semplice cornice logistica, ma incarni una scelta di senso precisa: un’eccellenza del territorio fondata su valori educativi e umani condivisi, perfettamente coerente con la filosofia del “Give back”, ovvero il dovere etico dei professionisti di restituire competenze, energie e risorse alla propria comunità di provenienza.
Diego Minonzio ha stimolato il dibattito ponendo l’accento sulle sfide strutturali del territorio comasco e dell’intero Paese, sollecitando il presidente Sironi su nodi complessi quali la capacità delle imprese e delle istituzioni formative di attrarre i giovani, la reale mobilità sociale e il cambio di paradigma imposto dall’inaspettata avanzata dell’intelligenza artificiale.
Nel rispondere alle sollecitazioni del direttore, Andrea Sironi ha espresso anzitutto una profonda stima per l’opera di Cometa, alla quale è molto legato anche grazie al suo ruolo all’interno dell’Advisory Board, richiamando la necessità di un’interazione sempre più stretta e trasparente tra grandi aziende e realtà del terzo settore, leva indispensabile anche per risultare attrattivi verso le nuove generazioni. Interpellato sulle strategie adottate dalla Bocconi per competere a livello globale, Sironi si è soffermato sul tema del merito e sulle modalità di selezione dei docenti. L’ateneo ha imposto da tempo una svolta rigorosa, reclutando la propria faculty esclusivamente sul mercato internazionale e introducendo regole oggettive: i criteri di valutazione per la carriera accademica sono chiari e trasparenti e, per evitare dinamiche di cooptazione interne o baronie, non è consentito assumere direttamente i propri studenti, a meno che questi non abbiano prima svolto esperienze di dottorato e di insegnamento all’estero.
L’accesso allo studio e la promozione del merito giovanile costituiscono il più potente ascensore sociale in un Paese, però, storicamente caratterizzato da una ridotta mobilità. Per questa ragione, la Bocconi ha incrementato massicciamente gli investimenti in borse di studio ed esoneri, sostenuti in modo determinante dal contributo e dalle donazioni proprio degli “Alumni”. Oggi circa uno studente su tre beneficia di un sostegno economico, garantendo l’accesso alle opportunità formative a prescindere dal ceto di provenienza.
Il dialogo ha poi toccato la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e le sue ripercussioni sulla formazione. Sironi, pur evidenziando l’impegno attivo dell’ateneo nell’integrare i nuovi strumenti tecnologici e la necessità di non cedere a visioni catastrofiste, ha sollevato una riflessione pedagogica. Il rischio principale per le nuove generazioni è la potenziale perdita della capacità di “spaccarsi la testa” sui problemi complessi per giungere autonomamente alla soluzione. L’abitudine al ragionamento profondo e alla fatica analitica rappresenta infatti da sempre un tratto distintivo e una risorsa competitiva riconosciuta agli studenti italiani nei contesti internazionali, un patrimonio di pensiero critico che la tecnologia non deve sostituire o impoverire.
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