Sistema della moda: crolla l’export nei mercati extra Ue

Il report “Lo stato della moda”: una mappa per capire dove si trova il settore tessile-abbigliamento

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Milano

I numeri della moda raccontano «un settore che sta affrontando una trasformazione profonda, ma che continua a rappresentare uno degli ecosistemi industriali più strategici del Paese» così Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ha introdotto il report “Lo stato della moda”, una mappa per capire dove si trova il settore tessile-abbigliamento, in un momento di contrazione dell’export, che ha registrato nel 2025 -1,6% e non si stima un miglioramento neanche nel primo semestre di quest’anno, vista la crisi nell’area del Golfo.

Se le esportazioni all’interno dell’Unione europea segnano il +2% nel 2025, è nel resto del mondo che si è superato il -5%, in particolare il trend negativo si registra in paesi strategici come la Cina (-11,9%) e la Corea del Sud (-16,3%).

Proprio per questa congiuntura difficile, si è voluto fare il punto del settore a partire dai dati: Confindustria Moda ha presentato ieri a Milano “Lo Stato della Moda – Scenario Economico del Settore Tessile-Abbigliamento della Moda Italiana”, il nuovo rapporto elaborato dall’Ufficio studi economici e statistici della Federazione.

L’evento, ospitato a Milano da UniCredit Tower Hall in partnership con UniCredit, ha visto l’intervento, oltre che di Luca Sburlati, di Annalisa Areni, Head of Client Strategies UniCredit, e del direttore del centro studi Confindustria Alessandro Fontana.

Ne risulta che il Tessile-Abbigliamento italiano vale 58,4 miliardi di euro, genera un export di 36,9 miliardi. La propensione all’export si conferma particolarmente elevata, attestandosi al 63,3% del fatturato complessivo. Il saldo commerciale si è mantenuto positivo, superando i 10,4 miliardi di euro. Il comparto conta più di 37mila aziende e oltre 372mila addetti, il 9,5% dell’occupazione manifatturiera italiana.

Sul piano internazionale, l’Italia rappresenta circa il 30% della produzione europea di Tessile-Abbigliamento, resta il principale produttore dell’Ue e il quinto esportatore mondiale del comparto. Per quanto riguarda i mercati di sbocco, la Francia si conferma il primo partner commerciale del Tessile-Abbigliamento italiano, seguita da Germania e Stati Uniti.

Se l’Europa tiene, non così i mercati extra-Ue e il rallentamento della domanda internazionale è particolarmente significativa nel segmento del lusso. Orgoglio, lungimiranza, capacità di fare sistema anche nei tavoli Ue, superare la frammentazione e facilitare gli investimenti, oltre a guardare con grande attenzione ai giovani talenti: è lungo e articolato l’elenco delle azioni necessarie per accompagnare la ripresa descritte da Luca Sburlati, che si dice ottimista: «dietro ai numeri ci sono imprese che investono, innovano e difendono competenze uniche al mondo. Oggi più che mai serve una visione industriale comune, in grado di accompagnare le transizioni in corso senza disperdere il patrimonio manifatturiero italiano».

«In una fase complessa come quella che il Sistema Moda sta attraversando, la capacità di leggere il contesto attraverso dati solidi e aggiornati è fondamentale per orientare decisioni consapevoli e strategie efficaci» ha aggiunto Annalisa Areni.

Alessandro Fontana, ha infine commentato: «il Tessile – Abbigliamento sono i principali settori del “bello e ben fatto” italiano e, oltre al valore economico, sono i ambiti che consentono di esportare un’immagine straordinaria dell’Italia e del Made in Italy. Per tali ragioni sono due settori strategici e come tali vanno trattati».

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