Stop ai ristorni, giovedì giornata decisiva. Incontro tra Ticino e governo di Berna

Svizzera La decisione di decurtare il contributo ai comuni di confine sembra irrevocabile. Ora però ci si attende un segnale forte da Regione per tutelare i territori di frontiera

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La decisione, ormai irrevocabile, del Ticino di procedere a una decurtazione dei ristorni destinati ai Comuni di confine - il che significa, per essere pratici, stop agli investimenti soprattutto per i piccoli Municipi - vedrà un primo significativo test giovedì prossimo (11 giugno) attraverso l’incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile per la Confederazione delle questioni fiscali.

La linea di Berna è chiara, come evidenziato dalla Rsi, ovvero “sì” a richieste di spiegazioni all’Italia, ma “no” a un blocco o ad una decurtazione dei ristorni, fermo restando che neppure all’esecutivo federale sono chiari alcuni aspetti della “tassa sulla salute”, il balzello destinato ai “vecchi” frontalieri e che Regione Lombardia intende applicare nella misura di 120 euro mensili.

La linea

A proposito di Regione, la linea di Palazzo Lombardia l’assessore per i Rapporti con la Confederazione svizzera Massimo Sertori l’ha ribadita durante il recente incontro alla Regio Insubrica, ovvero che quella in essere «non è una tassa, ma un contributo». Dunque la delicata partita legata al maxi assegno da oltre 112 milioni di franchi (su 120 totali) si gioca su due Tavoli istituzionali, il primo sull’asse tra Bellinzona e Berna e il secondo tra Berna e Roma.

L’altro dato oggettivo - sempre riferito dalla Rsi - ha a che vedere con la posizione espressa da Berna, secondo cui «l’introduzione di un contributo sanitario italiano, a destinazione vincolata, sarebbe conforme con l’attuale convenzione contro le doppie imposizioni tra la Svizzera e l’Italia». Tesi ovviamente confutata dal Ticino, che con un’alleanza bipartisan che va dalla Lega dei Ticinesi al Plr sta dettando la linea da seguire. A proposito di Lega dei Ticinesi, il deputato Lorenzo Quadri ha depositato un’interpellanza a Berna in cui al Consiglio federale viene chiesto di adoperarsi «anche in sede arbitrale con l’Italia affinché la “tassa sulla salute” - in virtù della sua incompatibilità con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri - porti almeno ad una riduzione dell’ammontare dei ristorni».

Questa sembra proprio essere la linea che il Governo ticinese adotterà entro fine mese, ovvero dare un segnale al Governo di Berna ed all’Italia, trattenendo (o congelando) una parte dei ristorni.

A questo punto serve che anche la diplomazia italiana - al di là degli slogan e dei giustificati gridi d’allarme lanciati sin da mercoledì pomeriggio - dia un segnale forte per tutelare i ristorni, fonte insostituibile di sostentamento per i Comuni, specie per i più piccoli.

Peraltro questa azione esula dai dettami del nuovo accordo fiscale, che ha blindato i ristorni sino al 31 dicembre 2033.

Dialogo aperto

Non è escluso che già nella prossima seduta del Consiglio regionale, venga dato un segnale rivolto anzitutto al Governo ticinese, con il quale il canale di dialogo è sempre rimasto aperto in questi anni. Anzi i due Governi - quello regionale e quello cantonale - avevano dato corso ad un memorandum per entrare a gamba tesa sul tema dei ristorni, salvo poi essere stoppati dai rispettivi Governi.

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