Tassa sulla salute per i frontalieri: «Viola gli accordi, ora stop ai ristorni»
Il Canton Ticino ha chiesto un parere giuridico ad un docente universitario e ora minaccia di bloccare un versamento che lo scorso anno ha garantito ai Comuni di confine 112 milioni
Lettura 1 min.Como
La marcia di avvicinamento al blocco dei ristorni destinati ai nostri Comuni di confine - che appare sempre più certo e che a fine mese quasi sicuramente aprirà una profonda crisi istituzionale sui due lati del confine - passa anche dai risultati della perizia giuridica commissionata sulla “tassa sulla salute”, destinata ai “vecchi” frontalieri e che Regione Lombardia comincerà gradualmente ad applicare da inizio settembre. Il punto fermo, ufficializzato dal Governo di Bellinzona, ha a che vedere con il fatto che dentro la “tassa sulla salute” «si ravvisa una potenziale violazione del nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri, il quale prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei vecchi frontalieri». A fronte di questa premessa, nelle prossime settimane il Governo ticinese discuterà la questione con l’autorità federale competente ed a stretto giro deciderà in merito al versamento all’Italia dei ristorni. Un aut aut in piena regola quello messo nero su bianco ieri dal Ticino, che ora ha girato partita e responsabilità a Regione Lombardia. Senza una retromarcia sulla “tassa sulla salute” - di concerto con il Governo, in quanto la tassa è contenuta nella Legge di Bilancio 2024 (dunque è una Legge dello Stato e come tale va applicata) - il blocco dei ristorni sul modello di quanto già avvenuto nel 2011 pare proprio non avere più ostacoli soprattutto di natura politica.
Per tutelare se stesso e il maxi assegno (112 milioni di euro l’importo versato lo scorso anno dal solo Ticino all’Italia), il Governo ticinese ha ritenuto opportuno interpellare uno specialista di diritto tributario – il professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo – “per valutare l’eventuale inosservanza del principio di imposizione esclusiva in Svizzera e, di conseguenza, una potenziale violazione del nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri». La conclusione dello studio condotto dal professor Hinny determina che l’applicazione della “tassa sulla salute” rappresenterebbe una violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri o della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia.
Dunque, alla luce della perizia del professor Hinny, che qualifica la “tassa sulla salute” come un’imposta, risulta che «il suo prelievo costituirebbe una violazione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri». «In considerazione di tale conclusione, il Consiglio di Stato si rapporterà con l’autorità federale competente con l’auspicio che la stessa sostenga le ragioni della Svizzera e del Ticino nelle prossime settimane e, successivamente, deciderà in merito al versamento dei ristorni all’Italia», il passaggio clou della nota cantonale. «Abbiamo sempre sostenuto che il prelievo fiscale riferito alla sanità dalle tasche dei “vecchi” frontalieri si configura come una vera e propria tassa. E abbiamo aggiunto che così mettiamo a rischio la tenuta dei ristorni. Ma non siamo stati ascoltati, né a Roma, né a Milano - ha puntualizzato in una nota il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo -. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile».
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