Il tessile comasco a Shangai. Opportunità e nuove sfide

Mercati globali. Tra consumi più cauti e l’ascesa dei brand locali, il distretto lariano sbarca alla fiera Intertextile e punta sulla fascia alta

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Como

Mentre a Shanghai va in scena Intertextile Apparel Fabrics, una delle principali piattaforme internazionali di riferimento anche per il tessile comasco, con il padiglione italiano promosso da Ice Agenzia e Milano Unica e la presenza, tra gli espositori lariani, di Ratti, Canclini e Olmetex, la Cina conferma il suo ruolo strategico per il Made in Italy, ma mostra un volto profondamente cambiato. È la fotografia che emerge dalla Fondazione Italia Cina, oltre 50 anni di storia, più di 300 soci e partner tra imprese, istituzioni e organizzazioni dei due Paesi.

Un osservatorio privilegiato, presieduto da Mario Boselli, dal quale arriva un messaggio che riguarda direttamente il distretto lariano: consumi non ancora tornati ai livelli pre-pandemia, concorrenza locale più forte e un cliente più selettivo. Ma la domanda di tessuti italiani di alta gamma resta solida e la crescita di una nuova generazione di brand cinesi premium può aprire ulteriori opportunità per le aziende comasche.

«Rispetto a cinque, e ancor più a dieci anni fa, il contesto è profondamente cambiato – spiega Boselli –. Oggi le imprese italiane si confrontano con una Cina più complessa e matura, ma che presenta comunque buone opportunità per chi sa interpretarne l’evoluzione».

Per un distretto ad alta specializzazione come Como il mercato resta dunque strategico. Il sistema moda cinese continua a cercare tessuti di qualità e ad alto contenuto creativo. «La fascia alta cinese continua ad avere bisogno dei tessuti italiani per dare quel tocco di creatività e qualità distintiva alle proprie collezioni».

La competizione, però, si è fatta più serrata. L’industria cinese ha compiuto progressi nella tecnologia, nella qualità e nel design, oltre a poter contare su costi inferiori. «Il vantaggio competitivo delle aziende italiane rimane ancora solido – sottolinea Boselli –. Creatività, ricerca sui materiali, capacità artigianale e innovazione di processo riescono ancora a compensare questo divario».

A cambiare sono soprattutto i criteri di acquisto. Il Made in Italy continua a essere riconosciuto, ma il consumatore non accetta più automaticamente i livelli di prezzo raggiunti dal lusso negli ultimi anni. «I giovani non sono più attratti dal prestigio del marchio in sé, ma dalla concretezza del prodotto: qualità reale e prezzo accessibile». Una trasformazione che impone alle aziende italiane di riportare al centro la sostanza del valore.

Parallelamente cresce il peso dei marchi nazionali. Il guochao, l’orgoglio verso produzioni e tradizioni cinesi, rafforza l’attenzione per l’offerta domestica senza significare un rifiuto dei prodotti stranieri. «Più che una minaccia può rappresentare uno stimolo e una sfida strategica per il Made in Italy». Ed è proprio dalla crescita della moda cinese che può arrivare una delle opportunità più interessanti per Como. Accanto alle maison europee e americane sta emergendo una generazione di brand cinesi premium e di alta gamma, potenziale nuovo bacino di clientela per i produttori di tessuti. «All’inizio non si parlerà di grandi volumi, ma considerando la capacità di crescita estremamente rapida delle aziende cinesi, questi marchi possono diventare interlocutori molto interessanti per il nostro sistema produttivo».

Una prospettiva che richiede però un approccio diverso rispetto al passato. Non basta partecipare alle fiere: occorre conoscere il mercato e seguirne l’evoluzione. Intertextile resta una piattaforma fondamentale di incontro e relazione, ma per sviluppare realmente la Cina diventa importante poter contare anche su una presenza locale, direttamente o attraverso partner e agenti capaci di accompagnare nel tempo lo sviluppo commerciale.

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