I saccheggi minacciati a Como e il rischio dell’effetto annuncio

L’analisi Mentre le forze dell’ordine intervengono per prevenire i disordini, cresce il rischio che l’allarmismo finisca per svuotare il centro città. Una riflessione sul contagio psicologico e sui pericoli dell’effetto annuncio

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Forse qualcuno avrà sentito parlare del cosiddetto «ballo di Strasburgo». Parliamo di uno dei più celebri casi di isteria di massa della storia, documentato con dovizia di particolari da più fonti. La storia risale al 1518: tutto sembra essere partito da una certa Frau Troffea, la quale, un giorno, senza apparente motivo, appena uscita di casa decise di iniziare a ballare, fermandosi solo per mangiare e bere qualcosa. Poi ripartiva. E andava avanti notte e giorno. Nel giro di qualche giorno, centinaia di persone si unirono a lei in una danza forsennata e terribile. Sembra che i partecipanti non si divertissero affatto, ma che, tra una piroetta e l’altra, si lamentassero per le terribili ferite ai piedi e per la fatica, chiedendo pietà. Eppure continuavano. E l’intervento delle autorità – che decisero di montare dei palchi per consentire a questa folla di esagitati di sfogarsi – finì solo per aumentare il numero dei ballerini, fino a 400. Il bilancio finale fu di almeno 15 morti, alcuni per infarto, altri per fame.

Un fenomeno di contagio psicologico

Per secoli ci si è interrogati sulle cause del fenomeno. All’epoca, ovviamente, si parlò di influenze soprannaturali; in seguito, si ipotizzò che dietro tutto ci fosse un’epidemia di qualche genere – per esempio, quella legata al celebre ballo di San Vito – oppure un avvelenamento. Oggi, gran parte degli storici ritiene che si sia trattato effettivamente di un fenomeno di contagio psicologico, favorito anche da una congiuntura particolarmente sfavorevole, in un periodo segnato dalla carestia.

Ora, la ragione per cui raccontiamo questa vecchia storia è banalmente ricordarci quale sia la potenza della mente umana, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti e, in particolare, dell’allarme per presunti stupri di massa che ha terrorizzato Como e mezza Lombardia, fino alle valli. È ovvio: per quanto riguarda i saccheggi dei negozi, le preoccupazioni sono decisamente più fondate, dopo quanto accaduto a Milano lo scorso weekend e dopo il tentativo di organizzare assalti simili, registrato anche qui questa settimana. Al momento, però, l’unica certezza è che l’effetto annuncio rischia di svuotare la città senza alcun bisogno dell’intervento dei saccheggiatori.

Vetrine blindate e centro svuotato

Dopo Foot Locker, anche Sephora ha deciso di blindare le vetrine, mentre tanti cittadini annunciano di voler evitare il centro oggi perché «non si sa mai». Il tutto nonostante l’attività preventiva delle forze dell’ordine che, come anticipato ieri dalla Provincia, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di una trentina di ragazzini.

Le foto di coltelli e armi varie – tra cui fucili giocattolo, spesso usati per intimidire durante le rapine – rinvenuti nel corso delle perquisizioni sono inquietanti. Volevano giocare alla guerra. Figli di stranieri e figli di italiani che intendevano darsi appuntamento per questo pomeriggio in centro con l’obiettivo di sfasciare le vetrine.

Al momento, ovviamente, non possiamo sapere se altri non decideranno in futuro di emulare questi signori, ma una cosa è sicura: non possiamo farci intimidire al punto da svuotare la città per colpa di qualche adolescente turbato, senza per questo sottovalutare il fenomeno. Queste catene sui social sono un fenomeno nuovo e, quindi, imprevedibile, così come è poco chiaro come contenerlo. Ieri abbiamo letto una proposta interessante arrivata da Forza Italia: rifilare un «Daspo social» a chi utilizza questi strumenti in maniera inappropriata. Organizzi assalti per gioco o per rubare felpe costose? Ti levo Instagram fino a data da destinarsi. Siamo sicuri che nessuno morirà per non aver potuto guardare i reel per qualche anno. Troveranno altri modi per sfogarsi, magari si daranno anche loro al ballo.

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