Como, mi sembra di aver vinto a qualche lotteria
Editoriale Dalla Caronnese al Real Madrid. La stessa sensazione di denaro piovuto dal cielo
Lettura 2 min.Trattasi di un problema di velocità o, altrimenti detto, di adattamento a una condizione di vita che ti cade addosso improvvisamente sbalordendoti, come potrebbe essere vincere una considerevole somma a una qualche lotteria, riempiendoti le tasche di soldi. Come spenderli, cosa farne, investirli, dilapidarli dandosi alla pazza gioia? Calma. Ce ne vuole tanta prima di prendere una decisione. Vale la pena di chiudersi in casa per qualche giorno e lasciare che le emozioni sedimentino. Non so quanti si trovino in questa mia condizione, sorta di via di mezzo tra paradiso e inferno, ma non credo sia impossibile che qualcuno avverta, come me, una certa inadeguatezza di velocità ad adattarsi alla splendida cavalcata del Calcio Como, a spendere con liberalità come fosse denaro piovuto dal cielo l’entusiasmo per la qualificazione in Champions.
E tutto perché, nell’animo mio e di chi mi è compagno in questa considerazione, vive ancora un residuo di timore che ha le sue radici in anni che definire passati pare esagerato anche se alla luce di ciò che abbiamo vissuto sembrano morti, sepolti, destinati a restare epitaffio. Timore, o paura, per esempio, della Caronnese. Sissignore, proprio lei, al cui risultato dovevamo essere aggrappati per abbandonare la mortale tristezza della serie D. E, se non basta lei per evocare spiriti maligni, Scanzorosciate e Olginatese si offrono alla memoria per comporre un terzetto per nulla dissimile dalle Moire.
Da allora a oggi sono passati sette anni, mica un’era geologica, ma la velocità degli eventi ha messo un poco in affanno tifosi come il sottoscritto che si sono trovati a dover seguire eventi turbinosi, obbligati talvolta a fermarsi per tirare il fiato mentre sul verde dell’amato Sinigaglia si cominciava a vedere gente che correva come mai prima e i lanci lunghi (quella benedetta o maledetta palla avanti e pedalare) si facevano via via sempre più rari fino a scomparire.
Tifosi di tal fatta, se esistono, ma almeno uno c’è, e sono io, hanno condiviso la scalata di questi anni fornendo un’immagine pubblica di indiscutibile soddisfazione, permettendosi anche certe allusioni inimmaginabili sino a pochi anni prima, ma dentro, nel segreto dell’animo, hanno sempre covato un residuo di timore: lo spettro della Caronnese appunto, sintesi estrema di ogni sgambetto o traversia che avrebbe potuto mettersi sulla strada tracciata.
Sedate però, con largo anticipo, le ansie di salvezza, considerato che mai la linea di mezzeria che divide le due colonne della classifica è stata oltrepassata, il tifoso in affanno si è via via acclimatato superando l’ebbrezza dell’altitudine e cominciando a fare pace con i propri fantasmi, considerandoli parte di un passato invero traumatico ma ormai elaborato grazie all’intervento di un terapeuta di modi squisiti, leggasi Cesc Fabregas.
E quando all’orizzonte si è profilata una gita in Europa nel torneo secondo per importanza il suddetto tifoso ha avvertito un senso di pienezza come se avesse troppo mangiato da cui la necessità di avere il tempo e il comodo per assimilare il tutto.
Ma s’era dimenticato che in ogni pranzo comme il faut non può mancare la torta con tanto di ciliegina! E, gnam!, se l’è mangiata. Ora, sazio, riflette sul futuro, non manca il tempo, l’estate si avvicina: altre ansie, altri fantasmi forse arriveranno. Ma avranno ben altri nomi, e il solo pensarli mette un brivido ignoto che attende di essere declinato.
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